Restart Off, l’altare del Gagini allo Spasimo

  • Una storia di ricerca durata 35 anni
  • L’opera salvata dagli studi e dalle ricerche di Maria Antonietta Spadaro
  • L’altare venne ideato come cornice al dipinto di Raffaello “Lo Spasimo di Sicilia”
  • ll dipinto originale di Raffaello è custodito al Museo del Prado a Madrid

Restart Off riporta alla luce l’Altare del Gagini allo Spasimo. Appuntamento con la storia dell’arte a Palermo, in questo secondo fine settimana di Restart Off, l’estensione di fine estate del festival dell’arte e della cultura a Palermo. La visita alla Chiesa dello Spasimo è condotta dalla storica dell’arte Maria Antonietta Spadaro e si terrà venerdì 10 settembre, a partire dalle ore 19 Spadaro racconterà la travagliata storia del ritrovamente dell’altare del Gagini e la ricostruzione della sua pala d’altare, “Lo Spasimo di Sicilia”, dipinta da Raffaello.

La storia di questo ripristino inizia 35 anni fa. L’obiettivo di restituire alla fruizione questa opera è dovuta proprio alla tenacia della professoressa Spadaro. L’altare venne ideato da Antonello Gagini a cornice dello “Spasimo di Maria Vergine”, commissionato a Raffaello dal giureconsulto Girolamo Basilicò per l’omonima cappella nel complesso degli Olivetani di Palermo.  Con l’appuntamento di Restart Off  è possibile visitare la cappella che ospita la tribuna marmorea completa della riproduzione su tavola (ri materializzazione in 3 D curata da Factum Arte) dell’opera di Raffaello. Si tratta di un intervento che recupera a pieno la valenza iconica del manufatto restituendoci un’immagine perduta nel 1661, quando il quadro fu donato a Filippo IV a Madrid, dove ancora oggi si trova al Museo del Prado. Si tratta di una vicenda controversa perché il re in cambio promise una pensione annua al Priore e ai monaci che non fu mai pagata.

Restart Off, la storia dello Spasimo di Palermo

La storia tormentata quella dello Spasimo  è stata raccontata con precisione di dettagli dall’Ansa, in un lancio dello scorso anno.  Abbandonato nel 1573 dagli Olivetani per la costruzione del bastione di difesa – scriveva l’agenzia di stampa nazionale – divenne magazzino del Senato, teatro (vi fu rappresentata fra l’altro L’Aminta di Torquato Tasso), lazzaretto e poi ospizio per vecchi soli e fu definitivamente abbandonato nei primi anni ’80 del ‘900. Quando i monaci furono costretti ad andarsene, portarono con loro l’altare e il quadro, rimontandoli nella Chiesa del Monastero extra moenia di Santo Spirito, quella dei Vespri oggi nel Cimitero di Sant’Orsola. Dopo diverse vicende l’altare venne collocato nella Chiesa del Collegio Massimo dei Gesuiti, poi trasformata nell’androne della Biblioteca centrale della Regione Siciliana. L’opera di Raffaello non c’era più, al suo posto il Marabitti aveva realizzato l’Apoteosi di San Luigi, che si trova a Casa Professa. Poi l’altare venne dimenticato per essere ritrovato in tanti pezzi da Spadaro nel 1986 a Villa San Cataldo, proprietà dei Gesuiti a Bagheria. Da allora la storica dell’arte ne ha seguito le vicende senza mai arrendersi.