Niscemi sta scivolando via. Non è solo la terra a muoversi, ma l’idea stessa di futuro di un paese che rischia di diventare un fantasma. La frana avanza e i cittadini arretrano, lasciando le case per non essere inghiottiti dal terreno. È peggio di un terremoto: dopo un sisma si può ricostruire, quando manca il suolo sotto i piedi è impossibile persino immaginare di restare.
Oltre 1000 persone senza casa
Il dramma riguarda circa 1.100 persone, costrette ad abbandonare le abitazioni e, con esse, i progetti di una vita. Lo spopolamento, che per anni è stato solo uno spettro, oggi è diventato realtà, materializzandosi tra crepe, crolli e quartieri svuotati.
Parla il vicesindaco
A confermare la gravità della situazione è il vicesindaco di Niscemi, Pietro Stimolo. “Si è trattato di un evento catastrofico, con un fronte della frana di 4 chilometri e una ampiezza di 40 metri”, ha spiegato. L’evacuazione è stata immediata: “Abbiamo evacuato circa 1.100 persone in via precauzionale. È stata introdotta una linea rossa che deve essere riperimetrata perché la situazione è in costante evoluzione e peggioramento”. Sul rientro degli sfollati non ci sono certezze: “Ogni edificio dovrà essere censito e dovranno essere compiute molte verifiche. Ogni previsione è impossibile al momento”.
I collegamenti ferroviari
Il movimento franoso in località Sant’Oliva, lungo la linea Caltanissetta–Siracusa, ha avuto ripercussioni anche sui collegamenti, con la sospensione della circolazione ferroviaria tra Canicattì e Gela. Sul fronte della viabilità, la città rischia l’isolamento: due delle tre strade di accesso a Niscemi sono state rese impraticabili.
Il vicepresidente dell’Ars Di Paola
Durante un sopralluogo, il vicepresidente dell’Assemblea regionale siciliana Nuccio Di Paola ha parlato di una “situazione da catastrofe”, sottolineando la necessità di un intervento immediato per la messa in sicurezza e la ricostruzione.
Galvagno
Al tavolo istituzionale è intervenuto anche il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, che ha richiamato l’urgenza di garantire risorse e tempi certi per fronteggiare l’emergenza e scongiurare il rischio di isolamento definitivo del centro abitato.
La testimonianza
La frana ha anche un volto umano. “La nostra casa è crollata. In un’ora sono stati spazzati via i sacrifici di una vita”, racconta Sergio Francesco Cirrone, giovane di Niscemi, in dichiarazioni raccolte dall’AGI. “Non siamo stati avvisati da nessuno. Un’ora prima del crollo abbiamo visto che si era spezzata la strada provinciale. Poi le crepe sulla scala. Siamo andati via senza portare nulla”. La casa, costruita dai genitori trent’anni fa, oggi “è aperta a metà”. La famiglia ha trovato riparo in una casa di campagna, ma “ci sono tante persone sfollate e disperate. La situazione è drammatica”.
Faraone: si usino i soldi del Ponte
Sul piano politico nazionale, Davide Faraone, vicepresidente di Italia viva, collega l’emergenza di Niscemi alla fragilità strutturale del territorio siciliano e chiede lo sblocco degli 1,3 miliardi di euro destinati al Ponte sullo Stretto, da impiegare per la messa in sicurezza del territorio.
Il tempo sospeso a Niscemi
Intanto, a Niscemi, il tempo sembra sospeso. Le case restano vuote, le strade si spezzano, il terreno continua a muoversi. E con esso arretra una comunità intera, che oggi non chiede promesse, ma risposte per non scomparire.
Schifani e Cocina a Niscemi
Martedì alle 10.30 il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani sarà al Centro operativo comunale (Coc) di Niscemi, nel Nisseno, per un sopralluogo e per fare il punto sulla frana che ha interessato il territorio assieme al capo del dipartimento nazionale della Protezione civile Fabio Ciciliano e al capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina.






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