“L’eco dell’assassinio di Piersanti Mattarella — oggi, a più di quarant’anni di distanza — non ritorna come una polverosa pagina d’archivio, ma come una ferita che continua a interrogare la coscienza della Repubblica. In queste settimane, nuovi passaggi giudiziari ci ricordano che attorno a quel delitto non tutto è stato chiarito, e che nel tempo, anche dentro gli apparati dello Stato, si sono annidate zone d’ombra che hanno rallentato il cammino della verità.”
“Non è soltanto cronaca: è la dimostrazione che la verità può essere ritardata, ma non cancellata. Piersanti Mattarella fu ucciso perché aveva compreso che la Democrazia Cristiana doveva tornare a essere ciò che prometteva di essere: una forza di rinnovamento, non di equilibrio opaco; una politica di riscatto civile, non di prudente rassegnazione. Aveva scelto la strada più difficile: quella della legalità come metodo di governo.”
“Oggi, come allora, siamo chiamati a difendere quei valori che non passano di moda: la centralità della persona, la responsabilità pubblica, il rigore morale nello svolgimento della cosa pubblica. Valori che non sono slogan, ma architravi di una democrazia che vuole restare credibile.”
“Ricordare Piersanti Mattarella non significa fermarsi alla commemorazione del sacrificio, ma assumersi un impegno: pretendere verità, trasparenza e giustizia. Significa ribadire che lo Stato deve essere riconoscibile, affidabile, inequivocabilmente dalla parte dei cittadini onesti.”
“Oggi, nel rendere omaggio a un grande democratico democristiano, rinnoviamo quella stessa scelta di campo: contro la mafia, contro ogni forma di corruzione, contro ogni tentazione di oscurare la verità. Perché chi ha creduto che il silenzio potesse essere una soluzione, ha perso. La memoria non è un atto di pietà: è un mandato civico.”
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