“Chi spara allo Zen o a Monreale o in qualsiasi altro quartiere non è un duro, è solo un meschino, un fallito”. E’ duro è diretto nella sua omelia l’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice. Officia messa nella Chiesa dello zen presa di mira per due volte da colpi di pistola. Danneggiamento sì ma anche e soprattutto intimidazione. “Convertitevi a Dio, convertitevi alla vota – dice Lorefice dopo aver definito i violenti “fifoni, codardi, meschini, nulla”.

L’attacco ai violenti ma anche alla politica

La Chiesa scende in campo con le sue armi. Lo fa con la ricerca della conversione ma il sermone è duro e forte e non colpisce solo i violenti. L’arcivescovo attacca anche la politica che “cerca i primi posti, senza frequentare i vicoli e le case delle periferie, se non in tempo di elezioni. Abbiamo creato noi i quartieri ghetto”.

Fuori dall’Omelia le parole di Lorefice non sono diverse: “Quello che manca è un ripensamento reale della città, a partire dai quartieri più fragili. La politica esiste perché ogni cittadino deve ritornare a essere il centro della città e se ci sono cittadini marginali bisogna ripartire da lì e forse questo è quello che deve ripensare la politica. A volte assistiamo anche a diatribe che sono ben lontane dai problemi reali della gente, molte volte si mette l’accento su problemi che non sono quelli che riguardano gli uomini e le donne che abitano le nostre città”.

Bisogna ritrovare l’impegno vero

“Non è supponenza la mia, è solo un impegno che dobbiamo chiedere a quanti si assumono il compito di servire la città perché sennò è chiaro che si perde l’orizzonte umano del vissuto delle città”, ha detto Lorefice. Infine un messaggio di speranza: “Ci sono segnali importanti, ci stiamo ritrovando diverse volte qui, sta partendo un messaggio, forse per questo ci sono segnali di violenza. Andiamo avanti con grande forza, uniti. Serve dare coraggio ai cittadini di questo quartiere che bisogna sostenere. Se c’è anche il Signore con noi siamo più forti”.

Oltre 200 in sit in

La Chiesa è gremita ma fuori va in scena il sit in dell’Epifania. E’ il quartiere che si ribella a se stesso o meglio la parte sana dello zen che non accetta le azioni della parte “malata”.

Si rivolge a tutti Lorefice: “la città si governa a partire dalle realtà più fragili perché sennò la città non sarà mai libera, né al centro né nelle periferie, non vinceremo mai questo senso di sopraffazione. Ci vogliono delle scelte definitive, chiare e qui c’è un appello: dobbiamo ritornare al vero senso della politica, quello che ci chiede la Costituzione italiana, onorare le istituzioni. Più le istituzioni sono fragili e deboli, più le forze malavitose prendono il sopravvento”.

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