Maurizio Zoppi
Scrivo, parlo, respiro... ma non sempre in quest’ordine
C’è un luogo, a Palermo, dove ogni tanto lo Stato decide di tornare. Non a vivere. A farsi vedere. Si chiama Zen. Un quartiere che non viene governato: viene periodicamente commissariato dalla retorica. L’ultimo vertice in Prefettura ha partorito l’ennesimo topolino blindato: più videosorveglianza, più pattuglie, più lampeggianti, più divise.
Finalmente — verrebbe da dire — anche il degrado avrà il suo reality show h24. Con telecamere, replay, fermo immagine e, se serve, rallenty. Perché allo Zen non manca la sicurezza. Manca tutto il resto.
Manca la scuola che tiene i ragazzi dentro fino a sera. Manca il lavoro che li tiene lontani dalla strada. Manca lo sport che li salva dalle piazze di spaccio. Mancano biblioteche, teatri, presìdi sanitari, centri di formazione, cooperative, urbanistica, progettazione, continuità. Manca lo Stato in versione viva. C’è solo quello in versione lampeggiante. Così la politica scopre improvvisamente lo Zen ogni volta che succede qualcosa.
Fa il vertice. Fa la foto. Fa il comunicato. Fa la promessa. Poi fa finta che il quartiere torni a dormire. In realtà non dorme. Sopravvive. E chi sopravvive inventa economie parallele. Non perché ama il crimine, ma perché il crimine è spesso l’unica economia disponibile. Mettere più pattuglie non distrugge quel sistema: lo sposta, lo congela, lo mimetizza, lo rende più silenzioso. Ma non lo sostituisce con niente.
È come controllare una casa che cade a pezzi senza mai ripararla. Puoi sorvegliarla quanto vuoi: continuerà a crollare sotto le telecamere. Il problema non è l’ordine pubblico. È l’ordine urbano. È l’ordine sociale. È l’ordine politico.
Lo Zen non è un’emergenza: è un progetto urbanistico fallito lasciato marcire per decenni. E ora viene gestito a colpi di sirena, come se fosse un incidente temporaneo. Ma non è temporaneo.
È strutturale. E strutturale non si cura con i lampeggianti. Si cura con scuole aperte, lavoro vero, spazi civici, educatori, servizi, cultura, presenza quotidiana. Tutte cose che costano di più di una telecamera. E rendono meno di una conferenza stampa.
Per questo si preferisce sorvegliare.È più economico. E fa sembrare che qualcuno stia governando.Nel frattempo allo Zen si continuerà a crescere senza alternative. Ma con ottima illuminazione. E finalmente in alta definizione.
Perché se proprio non puoi cambiare la realtà,
almeno registrala bene.
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