È possibile che una semplice bottiglia “scenografica” diventi un pericolo reale? La risposta, alla luce degli ultimi fatti e delle prese di posizione istituzionali, è sì. E oggi il tema non riguarda più solo la cronaca, ma entra a pieno titolo nel dibattito politico nazionale e locale.
La tragedia del rogo al Bar Le Constellation di Crans-Montana ha acceso i riflettori su una pratica sempre più diffusa nei locali: l’uso di fontane scintillanti, candele luminose e piccoli dispositivi pirotecnici applicati alle bottiglie per festeggiare compleanni, eventi o serate speciali. Un’abitudine diventata quasi normale, ma che presenta rischi evidenti soprattutto in ambienti chiusi e affollati.
Nel giro di pochi giorni, il tema è stato affrontato dalla presidente del Consiglio, da consiglieri comunali della Capitale e da amministrazioni locali che hanno già scelto la strada del divieto. Un filo rosso lega queste posizioni: la necessità di prevenire, prima che si verifichino nuove tragedie.
Il punto non è limitare il divertimento. Il punto è capire dove finisce la festa e dove inizia il rischio.
Le parole di Giorgia Meloni: “Chiedersi cosa si può imparare”
Il primo segnale forte arriva dal governo. Durante la conferenza stampa di inizio anno organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti insieme all’Associazione della Stampa Parlamentare, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affrontato direttamente il tema.
Le sue parole collegano in modo esplicito la tragedia di Crans-Montana alla necessità di una riflessione politica:
“Quando accadono tragedie come quella del rogo al Bar Le Constellation di Crans Montana credo ci si debba sempre chiedere che cosa si può imparare e penso che, anche dialogando con l’opposizione, noi dovremmo ragionare della possibilità di vietare nei locali al chiuso l’uso degli scintillii che vengono messi nelle bottiglie per festeggiare perché è comunque un elemento che può essere di pericolosità”.
Non si tratta, almeno per ora, di un annuncio di legge imminente. Meloni parla di “ragionare” e di farlo coinvolgendo anche l’opposizione. Un approccio che punta a una soluzione condivisa, evitando decisioni impulsive.
C’è poi un passaggio che chiama in causa direttamente il mondo dell’impresa e dell’intrattenimento: “Avendo noi degli imprenditori abilissimi – ha proseguito la premier – immagino che si possano trovare mille altri modi per festeggiare senza rischiare che un locale possa andare a fuoco”.
Roma, la proposta di Azione: colmare un vuoto regolamentare
Se a livello nazionale il dibattito è aperto, a livello locale c’è chi ha già trasformato la riflessione in un atto concreto. A Roma, i consiglieri di Azione in Assemblea Capitolina, Antonio De Santis e Flavia De Gregorio, hanno depositato una mozione per modificare il Regolamento di Polizia Urbana di Roma Capitale.
Nella loro nota spiegano: “Abbiamo depositato una mozione in Assemblea capitolina con cui chiediamo al sindaco e alla Giunta di avviare un adeguamento tecnico del Regolamento di polizia urbana di Roma Capitale, introducendo una disciplina specifica sull’utilizzo di candele luminose e dispositivi scintillanti applicati a bottiglie e bevande nei locali aperti al pubblico”.
Il punto centrale della proposta è che non si tratta di una reazione emotiva ai fatti di cronaca:
“Si tratta – spiegano – di una proposta che non nasce da una reazione estemporanea ai drammatici fatti di cronaca, ma dalla constatazione di un vuoto regolamentare su una pratica diffusasi negli ultimi anni che presenta evidenti profili di rischio, soprattutto in ambienti chiusi e affollati”.
Secondo i consiglieri, il Regolamento di Polizia Urbana ha già dimostrato di poter essere uno strumento efficace di prevenzione, se aggiornato in modo coerente. L’obiettivo è evitare ordinanze temporanee e interventi emergenziali, preferendo una regola stabile e chiara.
Un passaggio della nota chiarisce la filosofia dell’iniziativa: “La sicurezza delle persone, in particolare nei luoghi di aggregazione e intrattenimento, non puo’ essere affidata a valutazioni discrezionali o lasciata alla sola buona prassi dei singoli esercenti. Serve una regola chiara uguale per tutti, facilmente applicabile e controllabile”.
Livigno dice stop: ordinanza e multe fino a 500 euro
Mentre Roma discute e il governo riflette, a Livigno la decisione è già realtà. Il sindaco Remo Galli ha firmato un’ordinanza che vieta l’uso di candele, bengala, fontane scintillanti e qualsiasi altro articolo con fiamme libere all’interno di bar, ristoranti, discoteche e strutture ricettive.
Il messaggio è esplicito: “Mai più tragedie come quella di Crans-Montana”.
La scelta assume un peso particolare se si considera il contesto. Tra meno di un mese, Livigno ospiterà l’assegnazione delle medaglie olimpiche di snowboard e freestyle. Un periodo di massimo afflusso turistico, con locali pieni e eventi affollati. Per chi non rispetta il divieto sono previste sanzioni da 75 a 500 euro. Sono stati disposti anche controlli mirati della Polizia locale. Lo stesso sindaco ha spiegato: “Abbiamo il dovere di fare il possibile per tutelare turisti, cittadini e giovani”.
Le cronache locali ricordano come l’uso di questi dispositivi si sia diffuso non solo durante grandi feste, ma anche in semplici cene di compleanno al ristorante. Un’abitudine che ha abbassato la percezione del rischio.
Perché le fontane scintillanti sono considerate pericolose
Il problema non è solo la fiamma in sé. In un locale chiuso entrano in gioco diversi fattori:
- affollamento elevato
- presenza di materiali infiammabili
- consumo di alcol
- tempi di reazione ridotti in caso di emergenza
Anche un piccolo innesco può trasformarsi rapidamente in una situazione critica. Il panico, spesso, è il vero moltiplicatore del pericolo.
È per questo che amministrazioni e politici insistono sulla prevenzione. Eliminare la fonte di rischio è più efficace che gestire le conseguenze.
FAQ – Domande frequenti
- Le fontane scintillanti sono vietate ovunque in Italia? No. Al momento i divieti dipendono da ordinanze locali o regolamenti comunali.
- Un locale può decidere autonomamente di usarle? In assenza di divieti specifici sì, ma la tendenza normativa va verso maggiori restrizioni.
- Esistono alternative sicure? Sì. Effetti luminosi a LED e soluzioni digitali sono già utilizzati in molti locali.






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