Chi percepisce una pensione di reversibilità nel 2026 deve prepararsi a fare i conti con importi diversi, nuove soglie di reddito e ricalcoli più frequenti. Non si tratta di una riforma unica e uguale per tutti, ma di una serie di aggiustamenti che possono tradursi in aumenti, riduzioni o conferme dell’assegno, a seconda della situazione familiare ed economica del beneficiario.

Perché la pensione di reversibilità cambia nel 2026

La pensione di reversibilità non viene modificata con una nuova legge strutturale. I cambiamenti derivano dall’aggiornamento automatico di parametri già esistenti, a partire dal trattamento minimo INPS, che nel 2026 si colloca attorno ai 611 euro mensili.

Quando cresce questo riferimento, si aggiornano di conseguenza:

  • le soglie di reddito oltre le quali scattano i tagli;
  • gli importi rivalutati della pensione originaria;
  • le maggiorazioni sociali per i trattamenti più bassi.

Questo meccanismo, apparentemente tecnico, ha effetti molto concreti. Chi rientrava fino al 2025 in una fascia “sicura” potrebbe trovarsi nel 2026 a superare una soglia, anche solo per effetto della rivalutazione Istat.

Secondo l’analisi di Sky TG24, l’impatto varia in modo netto a seconda della composizione del nucleo familiare e delle entrate complessive.

Tagli alla pensione di reversibilità: le nuove soglie di reddito

Il tema più delicato resta quello delle decurtazioni. Il sistema dei tagli resta articolato su tre livelli, ma con soglie aggiornate.

Nel 2026 la pensione di reversibilità subisce riduzioni quando il reddito annuo del beneficiario supera determinati limiti:

  • riduzione del 25% oltre 23.862,15 euro annui;
  • riduzione del 40% oltre 31.816,20 euro annui;
  • riduzione del 50% oltre 39.769,25 euro annui.

Questi importi sono direttamente collegati al trattamento minimo. Di conseguenza, anche piccoli aumenti di reddito possono far scattare una fascia più penalizzante.

Come sottolinea Il Giornale, la reversibilità nel 2026 diventa più esposta alle variazioni del reddito complessivo: “anche scostamenti limitati possono incidere sulla percentuale applicata”.

Chi non subisce tagli: le categorie tutelate

Non tutti i beneficiari sono soggetti alle riduzioni. La normativa prevede esenzioni precise, pensate per tutelare i nuclei più fragili.

I tagli non si applicano quando nel nucleo familiare sono presenti:

  • figli minorenni;
  • figli studenti ancora a carico;
  • soggetti con disabilità.

In questi casi, la pensione di reversibilità resta integralmente cumulabile con altri redditi. Non scattano decurtazioni, anche se le soglie vengono superate.

A rafforzare questa tutela interviene anche la giurisprudenza costituzionale. Con la sentenza n. 162 del 2022, la Corte ha confermato la legittimità del sistema dei tagli, ma ha fissato un limite chiaro: la trattenuta non può mai superare l’ammontare dei redditi che hanno generato il taglio.

In pratica, la riduzione non può trasformarsi in una penalizzazione sproporzionata. Un principio che resta valido anche nel 2026.

Adeguamenti Istat: perché possono diventare un boomerang

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda gli adeguamenti Istat. L’inflazione fa crescere nominalmente i redditi, ma questo aumento può spingere il beneficiario oltre una soglia critica.

Il risultato è paradossale: un reddito leggermente più alto può portare a una pensione di reversibilità più bassa, perché fa scattare una riduzione del 25%, del 40% o del 50%.

Per questo motivo, consulenti e patronati suggeriscono di verificare con attenzione la propria posizione fiscale. Un controllo preventivo può evitare sorprese, soprattutto per chi si trova vicino ai limiti di reddito.

Rivalutazioni 2026: come crescono gli assegni

Accanto ai tagli, il 2026 introduce anche aumenti. La rivalutazione prevista è così articolata:

  • +1,4% per gli importi fino a quattro volte il minimo;
  • 90% della rivalutazione tra quattro e cinque volte il minimo;
  • 75% per le fasce superiori.

Nel caso della pensione di reversibilità, però, la rivalutazione non si applica direttamente alla quota del superstite. Prima aumenta la pensione originaria del titolare deceduto, poi quell’importo viene ripartito tra i beneficiari.

Un esempio chiarisce il meccanismo. Se una pensione passa da 1.000 a 1.014 euro:

  • il coniuge con diritto al 60% ottiene circa 8,40 euro in più;
  • un figlio con diritto al 20% riceve poco meno di 3 euro.
  • Lo stesso criterio vale per tredicesima, quattordicesima e integrazioni al minimo.

Incremento al milione: cosa cambia per gli assegni più bassi

Tra le novità più rilevanti del 2026 c’è l’aumento della maggiorazione sociale, noto come “incremento al milione”.

La base viene aumentata di circa 20 euro, arrivando potenzialmente a 768,30 euro prima della ripartizione. In uno schema standard questo si traduce in:

  • circa 461 euro al coniuge;
  • circa 154 euro a ciascun figlio.

Per gli assegni inferiori al minimo è prevista anche una doppia rivalutazione:

  • quella ordinaria;
  • una straordinaria dell’1,3%.

Un assegno di 500 euro, ad esempio, può superare i 513 euro prima della suddivisione. Un recupero importante per chi parte da importi molto bassi.

Come si divide la pensione di reversibilità tra coniuge e figli

Le percentuali di ripartizione restano ancorate a uno schema consolidato:

  • 60% al coniuge;
  • 80% al coniuge con un figlio;
  • 100% con due figli.

In assenza del coniuge:

  • 70% a un figlio;
  • 80% a due figli;
  • 100% a tre o più figli.

Nel 2026, però, ogni rivalutazione rende i calcoli più dinamici. Ogni aumento della pensione di base comporta una ricalcolazione puntuale delle quote, con effetti diversi per ciascun beneficiario.

Lo sapevi che…

Molti beneficiari non sanno che la riduzione della pensione di reversibilità non è mai definitiva. Se il reddito scende sotto le soglie negli anni successivi, l’assegno può tornare pieno dopo una nuova verifica.

FAQ – Domande frequenti sulla pensione di reversibilità 2026

La pensione di reversibilità viene tagliata a tutti nel 2026?
No. I tagli dipendono dal reddito e dalla composizione del nucleo familiare.

Basta un piccolo aumento di reddito per perdere l’assegno pieno?
Sì, se fa superare una soglia di reddito.

Chi ha figli a carico subisce riduzioni?
No, in presenza di figli minorenni, studenti o disabili non scattano tagli.

La rivalutazione aumenta direttamente la mia quota?
No, aumenta prima la pensione originaria, poi la quota viene ricalcolata.

L’incremento al milione vale anche per la reversibilità?
Sì, incide sulla base prima della ripartizione.