Dopo lo scontro con i magistrati per la fuga di notizie sull’inchiesta che lo ha riguardato, tranne poi ritirare la richiesta di arresto, Saverio Romano va allo scontro anche con le ricostruzione di stampa e in particolare quella del Fatto Quotidiano di oggi.

Il giornale racconta l’attacco di Romano ai magistrati inquirenti come una  ossa giocata d’anticipo in vista della decisione della giunta delle autorizzazioni sull’uso delle intercettazioni riguardanti il suo cellulare.

“Leggo con stupore l’articolo – dice Romano e attacca – quando un giornale, anziché raccontare i fatti, si affretta a costruire un teorema, attribuendomi intenzioni e iniziative mai intraprese, pretendendo di descrivere in anticipo ciò che faranno organi costituzionali, viene spontaneo ricordare un antico brocardo: ‘excusatio non petita, accusatio manifesta (giustificazioni non richieste equivalgono ad una confessione ndr)'”.

Nessun dubbio sull’operato dei magistrati

“Sia chiaro un punto, che non dovrebbe sfuggire neppure ai più disattenti: se avessi avuto dubbi sull’operato dei magistrati della Procura di Palermo, avrei presentato un esposto alla Procura di Caltanissetta, sede competente per i procedimenti che riguardano i magistrati palermitani. Non l’ho fatto. E non intendo prestarmi a rappresentazioni mediatiche che confondono ruoli, competenze e soprattutto i fatti e la realtà delle cose” continua Romano.

La fuga di notizie è un reato

“Ribadisco invece un principio elementare, che dovrebbe essere patrimonio comune: la fuga di notizie è un reato previsto e punito dal codice penale. Non è una tutela “dell’indagato”, come qualcuno vorrebbe insinuare con malizia. E innanzitutto una garanzia per la correttezza delle indagini, perché impedisce che vengano disvelate attività coperte da segreto, proteggendo il lavoro degli inquirenti e preservando l’accertamento della verità da interferenze esterne, pressioni e distorsioni mediatiche. Chi alimenta o giustifica la divulgazione di atti riservati danneggia non solo chi viene esposto alla gogna, ma anche e soprattutto la credibilità dell’azione giudiziaria”.

Doti divinatorie sulla decisione della giunta per le autorizzazioni?

“E’ inoltre sbalorditivo che lo stesso giornale sembri “pescare nel futuro”, annunciando con sicurezza cosa deciderà la Giunta e poi il Parlamento. Va da sé che qui l’informazione non c’entra nulla: trattasi di una narrazione costruita, con una singolare inclinazione a trasformare la cronaca in un copione già scritto, quasi che qualcuno conducesse una caccia al sottoscritto con la pretesa di orientare preventivamente opinione pubblica e istituzioni. Per quanto mi riguarda, continuerò a fare ciò che ho sempre fatto: rispettare le istituzioni, difendere le prerogative parlamentari previste dalla Costituzione e pretendere che anche l’informazione rispetti un limite essenziale: la verità dei fatti, non la fantasia delle anticipazioni più o meno interessate e politicamente orientate” conclude il parlamentare.