La mafia non ha più bisogno di occupare con la violenza. In Sicilia, oggi, conquista per sottrazione, insinuandosi negli spazi lasciati scoperti dallo Stato e sfruttando le fragilità strutturali dei Comuni. È questo il quadro che emerge dall’inchiesta pubblicata dal Sole 24 Ore, che accende i riflettori su una vasta zona grigia amministrativa in cui l’infiltrazione mafiosa diventa silenziosa, quasi invisibile. Gli scioglimenti per mafia continuano a rappresentare un indicatore chiaro del problema, ma raccontano solo la parte più estrema del fenomeno. Prima del commissariamento, c’è una lunga fase sommersa in cui i clan entrano nei meccanismi decisionali locali, condizionano appalti, servizi e gestione delle risorse, senza bisogno di intimidazioni plateali.
Comuni fragili, terreno fertile per le infiltrazioni
Secondo l’analisi del quotidiano economico, il punto critico non è solo la presenza criminale, ma la debolezza degli apparati amministrativi, soprattutto nei piccoli e medi Comuni. Carenza di personale qualificato, rotazione insufficiente dei dirigenti, scarsa capacità di controllo sugli affidamenti e una cronica emergenza finanziaria rendono molte amministrazioni permeabili. È in questo contesto che la criminalità organizzata riesce a inserirsi, offrendo soluzioni rapide, liquidità, imprese “pronte all’uso”. Un’infiltrazione che non ha bisogno di minacce: basta riempire i vuoti lasciati dall’inefficienza pubblica. Il procuratore di Palermo lo sintetizza con un’immagine efficace: la mafia è come “un morbo che si insinua nell’economia”, adattandosi ai contesti e mutando pelle, senza mai scomparire davvero.
Scioglimenti tardivi e danni già irreversibili
Un altro nodo centrale riguarda i tempi. Quando arriva lo scioglimento per mafia, spesso “i criminali hanno già preso tutto”. A dirlo, nell’intervista al Sole 24 Ore, è Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, che sottolinea come il commissariamento intervenga quando il danno amministrativo, economico e sociale è ormai consolidato. Il risultato è paradossale: lo Stato colpisce il Comune, ma non sempre riesce a colpire il sistema criminale che ha beneficiato per anni di quella gestione distorta. Nel frattempo, le comunità locali restano sospese, private della rappresentanza democratica e spesso più fragili di prima.
La nuova mafia: meno violenza, più amministrazione
Il quadro che emerge è quello di una mafia sempre più manageriale, capace di muoversi tra bilanci, procedure, affidamenti diretti e società partecipate. Non spara, non minaccia, non si mostra. Si limita a diventare parte del funzionamento ordinario delle cose. È una trasformazione che rende più complessa anche l’azione di contrasto. Le indagini giudiziarie faticano a intercettare fenomeni che non assumono le forme tradizionali del reato mafioso, mentre il controllo preventivo resta affidato a strutture locali spesso sotto-organico.
Prevenzione, competenze e controllo diffuso
Il Sole 24 Ore insiste su un punto chiave: la risposta non può essere solo repressiva. Servono prevenzione amministrativa, rafforzamento delle competenze tecniche nei Comuni, trasparenza negli atti e controlli costanti sugli appalti e sulle società collegate agli enti locali. In assenza di questi strumenti, la “zona grigia” continuerà ad allargarsi, normalizzando l’idea che l’infiltrazione mafiosa sia un rischio strutturale e non un’anomalia da correggere. Per la Sicilia, il tema non riguarda solo la legalità, ma la qualità stessa della democrazia locale. Perché quando un Comune smette di funzionare, qualcun altro è sempre pronto a farlo funzionare al posto suo.






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