Catania si è ritrovata attorno alla sua Santa con un peso nuovo sulle spalle.

Il dramma delle case sventrate dal ciclone

Non è solo il dramma per le case spazzate via dal ciclone Harry, né la paura ancora viva nei territori colpiti dalla frana di Niscemi. È una consapevolezza diversa, quasi severa, che attraversa la festa di Sant’Agata nel 2026, anno simbolico dei 900 anni dal rientro delle reliquie in patria. La devozione non si è fermata, ma ha cambiato passo: meno fragore, più ascolto.

Il bianco dei devoti ha sfilato su una città ancora segnata dal ricordo di Harry, in un clima che ha imposto misura e rispetto.

 

Le parole che dividono il sacro dalla violenza

Il cuore della festa, però, non è stato il rito, ma la parola. L’arcivescovo Luigi Renna ha scelto di non accarezzare la città, ma di scuoterla. Nell’omelia dell’Aurora e nel discorso alla città, il vescovo ha tracciato un confine netto tra fede e violenza, tra devozione autentica e ipocrisia. «Non puoi amare le armi e dirti cristiano», ha ammonito, smontando senza ambiguità l’idea che si possa indossare il sacco e portare con sé strumenti di offesa.

Un attacco frontale a una cultura della sopraffazione che non è folklore, ma ferita sociale. Le torture inflitte a Sant’Agata non sono solo memoria storica: oggi prendono la forma delle armi illegali, delle gang giovanili, della violenza sulle donne, della tratta, delle dipendenze che svuotano i corpi e le vite. Agata diventa così una figura attuale, una donna che dice “no” al potere che umilia e che chiede alla città di fare lo stesso.

Durissimo anche il passaggio sulle Candelore, trasformate da alcuni in terreno di scommesse e competizione. «Non sono un giocattolo, sono di Sant’Agata», ha scandito Renna, richiamando genitori e comunità a una responsabilità diretta: togliere coltelli dalle tasche dei ragazzi, offrire alternative vere, sottrarli alle logiche del branco prima che sia troppo tardi.

Le istituzioni nel segno della sobrietà

A questa festa segnata dal dolore hanno risposto anche le istituzioni, scegliendo il profilo basso. Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, d’intesa con il prefetto Pietro Signoriello, ha deciso di annullare il tradizionale ricevimento del 5 febbraio in Prefettura, come gesto di solidarietà verso i territori colpiti dal ciclone Harry e dalla frana di Niscemi. Un segnale simbolico, ma chiaro. La sede dell’Ars di via Etnea è rimasta comunque aperta alla città durante la processione, nel rispetto delle misure di sicurezza, e non è mancato l’omaggio floreale alla Santa.

Il presidente della Regione Renato Schifani ha voluto ribadire la presenza e l’impegno concreto. Dal solenne pontificale in Cattedrale, celebrato da Renna e dal cardinale Mario Grech, è arrivato un messaggio diretto agli alluvionati e ai cittadini colpiti: «Non saranno lasciati soli». La Regione, ha assicurato, è al lavoro per ristori e interventi strutturali, raccogliendo anche l’esortazione dell’arcivescovo a dire no alla violenza e a guardare allo sviluppo con lungimiranza. Una linea politica che, nelle intenzioni, vuole trasformare l’emergenza in occasione di crescita.

La memoria che resta: l’annullo filatelico

A suggellare il valore civile e storico di questa edizione, nel giorno della solennità è stato presentato al Palazzo degli Elefanti l’annullo filatelico dedicato a Sant’Agata, parte del progetto di Poste Italiane per il 900° anniversario del rientro delle reliquie. Un gesto che affida alla carta e al tempo una memoria destinata a durare oltre la cronaca.

Il francobollo riproduce il busto reliquiario della Santa sullo sfondo della Cattedrale, simbolo riconoscibile di un legame identitario che attraversa i secoli. Alla presentazione erano presenti il sindaco Enrico Trantino, l’arcivescovo Renna, il parroco della Cattedrale e il Comitato dei festeggiamenti, insieme ai rappresentanti di Poste Italiane. Un segno discreto, ma potente: la festa non è solo evento, è storia condivisa.