Il clamore mediatico si è spento, sostituito nelle prime pagine dalle cronache del maltempo e dalle frane in provincia. Eppure, nel quartiere Zen di Palermo, la “polveriera” sociale non ha smesso di ribollire solo perché i riflettori si sono spostati altrove. A ricordare che la quotidianità di migliaia di persone non può essere confinata a una ciclica gestione delle emergenze è Roberto Cascio, presidente dell’associazione Redivivi, realtà che dal 1993 opera nel cuore dei “casermoni” per trasformare il bisogno in cittadinanza attiva.
L’impegno dell’associazione si muove su binari che vanno ben oltre l’assistenza materiale. Sebbene il Banco Alimentare serva circa 200 famiglie nel solo quartiere e la mensa domiciliare garantisca pasti ai disabili e agli indigenti più gravi, la vera sfida si gioca sul terreno della povertà educativa. Ogni giorno, decine di bambini frequentano i locali dell’associazione per il doposcuola e il potenziamento scolastico, trovando un presidio di legalità e cultura in un contesto spesso ostile.

Roberto Cascio, presidente associazione Redivivi
“In questo momento, come dimostra la cronaca, viviamo, abbiamo vissuto e speriamo di non vivere più questi momenti tragici vissuti nel terrore – dice Roberto Cascio – C’è allo Zen di Palermo una cittadinanza anche attiva che ha interesse tutto l’interesse di crescere di migliorare e di fare quella differenza. Per dimostrare che lo Zen non è solo questi atti di crudeltà. Noi tocchiamo con mano tutti i giorni attraverso i nostri servizi la volontà di cambiamento. Dal Banco Alimentare con cui diamo assistenza a 200 famiglie , ai servizi di doposcuola, potenziamento scolastico. Noi forniamo ai ragazzi un luogo sicuro, protetto per crescere in un ambiente sano, culturale. E questo è molto importante perché la povertà educativa purtroppo lascia i suoi segni. Abbiamo anche una mensa giornaliera, domiciliare, dedicata ai poveri, dedicata ai disabili che veramente veramente non ce la fanno”.
Progetti per il futuro, tra arte urbana e parchi inclusivi
Nonostante gli atti di violenza che ciclicamente scuotono il quartiere, esiste una parte della popolazione che desidera un riscatto concreto. In questa direzione si muove il progetto “Ruis”, che vede i Redivivi in prima linea con iniziative di street art. Un esempio tangibile è il ciclo di murales “Volti per crescere”: opere che ritraggono figure nate nella povertà ma capaci di lasciare un’impronta nella storia, accompagnate da QR code che ne raccontano le biografie come fonte di ispirazione per i ragazzi del quartiere.
La riqualificazione territoriale sta per segnare un altro passo importante con la creazione di un parco urbano inclusivo, adiacente alla scuola Sciascia. L’area, attualmente oggetto di bonifica dai rifiuti che troppo spesso soffocano le vie dello Zen, ospiterà attrezzi e strumenti pensati per favorire la socializzazione tra diverse tipologie di utenti, sottraendo spazio al degrado per restituirlo alla comunità.
L’importanza dell’ascolto e della presenza quotidiana
L’esperienza dei volontari e degli operatori dimostra che, prima ancora dei servizi strutturati, è la dimensione umana a fare la differenza. Roberto Cascio sottolinea come lo “sportello d’ascolto occulto” — ovvero il dialogo costante, la mano tesa e la semplice domanda “come stai?” — sia spesso lo strumento più efficace per prevenire la deviazione criminale. In un momento in cui il quartiere appare “in difensiva” e oppresso dalla pressione delle forze dell’ordine dopo i recenti fatti di cronaca, il lavoro di prossimità diventa essenziale per non abbandonare i giovani a se stessi.
“Noi puntiamo molto sul dialogo e l’ascolto. Proprio come associazione come punto d’ascolto veniamo a contatto con i reali bisogni del quartiere e della nostra utenza in generale – aggiunge Cascio – Noi raccogliamo le istanze e poi interveniamo con un nostro professionista per analizzare i bisogni e cercare le soluzioni immediate. Abbiamo partecipato a un progetto col Comune ultimamente che si chiama “Sana movida”. Ascoltando anche lì confrontandoci, con i nostri operatori in strada stiamo cercando di analizzare quanto sta avvenendo per cercare di dare delle risposte concrete al fenomeno che tanti problemi sta creando in città”.
Il messaggio che emerge dall’attività dell’associazione è chiaro: lo Zen non è un ghetto senza via d’uscita, ma un territorio che necessita di investimenti costanti e non di interventi spot legati alla visibilità politica del momento. La mano destra della solidarietà continua a lavorare a basso profilo, cercando di dimostrare che la differenza è possibile anche dove sembra regnare solo l’abbandono.






Commenta con Facebook