Le elezioni amministrative in provincia di Palermo si avvicinano e, nei comuni che andranno al voto a maggio, iniziano a prendere forma le prime squadre politiche. A Villabate, il quadro è ormai definito: il sindaco uscente Gaetano Di Chiara ha annunciato la volontà di ricandidarsi, mentre Giuseppe Pitarresi è pronto a tornare in campo riprovandoci con una coalizione civica. In questo scenario, cresce l’attenzione attorno a una figura che da tempo rappresenta una voce critica e autorevole dell’opposizione: Anna Brusa.

Dottoressa, consigliera comunale, assistente parlamentare, da sempre impegnata nel sociale, Brusa è stata anche assessore durante la prima fase dell’amministrazione Di Chiara. Dopo una rottura politica con il primo cittadino, ha scelto di proseguire il suo percorso dai banchi dell’opposizione, diventandone negli anni l’anima più giovane e determinata, in un contesto politico complesso e spesso difficile. Con lei abbiamo parlato di Villabate, di politica e di futuro.

L’intervista

Dottoressa Brusa, Villabate si avvicina a una tornata elettorale importante. Che clima avverte tra i cittadini?

Avverto una comunità che ha bisogno di risposte chiare. C’è voglia di cambiamento, ma anche il desiderio di capire dove si sta andando. I cittadini chiedono più ascolto, più presenza e meno distanza tra amministrazione e la gente.

Lei oggi è una delle figure più riconoscibili dell’opposizione. Cosa significa svolgere questo ruolo a Villabate?

Significa non voltarsi dall’altra parte. Fare opposizione vuol dire vigilare, studiare gli atti, ma anche proporre soluzioni. In un paese come Villabate è un lavoro impegnativo, ma necessario per garantire equilibrio democratico e rispetto delle istituzioni.

Il suo profilo viene spesso descritto come giovane, femminile e molto legato al sociale. Quanto contano questi elementi oggi?

Contano se diventano contenuto. Essere donna e giovane significa portare un modo diverso di fare politica: più vicino alle persone, meno autoreferenziale. Il sociale non è un settore marginale, è il termometro della salute di una comunità.

Lei conosce bene la macchina amministrativa, avendo ricoperto anche il ruolo di assessore. Cosa le ha lasciato quell’esperienza?

Mi ha insegnato quanto sia delicato il confine tra decisione politica e responsabilità verso i cittadini. Ho capito che senza una visione condivisa e senza ascolto reale, anche le migliori intenzioni rischiano di fallire.

Oggi Villabate ha bisogno di continuità o di una nuova fase politica?

Ha bisogno di una nuova visione. Non si tratta di cancellare il passato, ma di riconoscere che alcune dinamiche non funzionano più. Serve il coraggio di cambiare metodo, linguaggio e priorità.

Qual è, secondo lei, la vera emergenza del paese?

Ricostruire la fiducia. Quando le persone non credono più nella politica, smettono di partecipare. Dobbiamo rimettere al centro i bisogni reali: lavoro, servizi, decoro urbano, opportunità per i giovani e per le famiglie.

Molti cittadini la indicano come un punto di riferimento. Si sente investita di questa responsabilità?

Sì, e la vivo con grande rispetto. La politica non è una corsa individuale, ma un percorso collettivo. Se oggi rappresento un riferimento per qualcuno, è perché ho cercato di essere coerente e presente.

Le facciamo la domanda che in tanti iniziano a porsi: se venisse chiamata in prima linea per la corsa a sindaco, lei che farebbe?

Non escludo nulla per il futuro, ma lasciatemi dire una cosa: la mia priorità oggi non è ambire o bramare la poltrona più importante. La mia priorità è la gente, sono i bisogni dei cittadini e la costruzione di un progetto politico serio per questa città. I nomi e i ruoli vengono dopo la visione; prima di decidere chi guiderà, dobbiamo decidere dove vogliamo andare.


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