Monica Seles è tornata in palestra. Non per preparare un torneo, non per inseguire un trofeo, ma per continuare a lottare. A 52 anni, una delle più grandi tenniste della storia convive con una rara malattia autoimmune, la miastenia gravis, che ha cambiato radicalmente la sua quotidianità.
Il ritorno in palestra e il messaggio pubblico
Nel weekend, Seles, 52 anni, ha condiviso una foto che la ritrae in palestra, in abbigliamento sportivo, con una palla medica tra le mani. A corredo, un messaggio che è diventato immediatamente virale: “Sono un po’ in ritardo con i buoni propositi di Capodanno, ma mi ricordo di essere gentile con me stessa e di abbracciare l’idea che sia meglio iniziare tardi che non iniziare affatto”.
Cos’è la miastenia gravis e perché colpisce anche Monica Seles
La miastenia gravis è una malattia neuromuscolare autoimmune cronica che provoca debolezza dei muscoli volontari. Si tratta di una patologia che causa debolezza dei muscoli volontari e colpisce più comunemente donne giovani (sotto i 40 anni) e uomini più anziani (sopra i 60), ma può manifestarsi a qualsiasi età, inclusa l’infanzia.
Seles ha raccontato di aver notato i primi sintomi mentre impugnava una racchetta: colpi sbagliati, visione doppia, difficoltà di coordinazione. Giocando con amici e familiari, a volte vedeva due palline invece di una. Prima di allora, la malattia le era del tutto sconosciuta.
“Quando me l’hanno detto ho pensato: cosa?!”
Parlando con l’Associated Press, Seles ha spiegato quanto sia stato difficile accettare la diagnosi: “Mi ci è voluto parecchio tempo per assorbirlo davvero e parlarne apertamente, perché è una malattia difficile. Influisce molto sulla mia vita quotidiana”. E ancora: “Quando me l’hanno diagnosticata, ho detto: ‘Cosa?!’. È per questo che non posso sottolinearlo abbastanza: avrei voluto che qualcuno come me ne parlasse”.
Dopo la comparsa di visione doppia e debolezza alle braccia, è stata indirizzata a un neurologo. Anche gesti semplici, come asciugarsi i capelli, erano diventati una sfida.
La “nuova normalità” e l’ennesimo reset
Seles definisce la sua vita come una sequenza di reset. Lo spiega con una metafora tennistica, lucidissima: “Ho dovuto fare, in termini tennistici, un reset — anzi, un hard reset — più volte”.
Il primo a 13 anni, quando lasciò la Jugoslavia per gli Stati Uniti senza parlare la lingua. Il secondo con la fama improvvisa a 16 anni, quando il mondo cambiò troppo in fretta.
Il terzo, devastante, nel 1993.
L’accoltellamento che fermò il tennis

L’accoltellamento subito da Monica Seles – Amburgo, 1993
Nel 1993, durante un quarto di finale ad Amburgo contro Magdalena Maleeva, un uomo, Guenter Parche, la colpì alle spalle con un coltello seghettato da 23 centimetri. La lama penetrò per oltre 3 centimetri, a pochi millimetri dalla spina dorsale. Le immagini fecero il giro del mondo: Monica Seles portata via in barella, il pubblico sotto shock, l’aggressore bloccato a terra.
Si scoprì poi che Parche era un fan ossessionato di Steffi Graf, rivale storica di Seles. Una perizia psichiatrica stabilì che voleva: “dare una lezione a Monica Seles”, definendola “non bella” e sostenendo che “le donne non dovrebbero essere così magre come un osso”.
Il ritorno impossibile diventato realtà
Contro ogni previsione, Seles tornò. Vinse il Canadian Open nel 1995, arrivò in finale agli US Open, vinse ancora l’Australian Open nel 1996 e disputò un’altra finale al Roland Garros due anni dopo. Nel 2003, dopo un infortunio al piede, lasciò il tennis professionistico.
Perché questa storia conta oggi
Oggi Monica Seles non combatte per un titolo. Combatte per restare in movimento, per adattarsi, per dare voce a una malattia invisibile: “Come dico ai ragazzi che seguo: devi sempre aggiustarti. La palla rimbalza e tu devi adattarti”. È una lezione che va oltre il tennis.
FAQ
Cos’è la miastenia gravis?
Una malattia autoimmune che provoca debolezza muscolare.
Quando è stata diagnosticata a Monica Seles?
Nel 2022.
Può allenarsi?
Sì, con adattamenti e ascoltando il corpo.
La malattia è curabile?
Non definitivamente, ma è gestibile.
Perché ha deciso di parlarne pubblicamente?
Per sensibilizzare e aiutare altri pazienti.
Fonte: Daily Mail.






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