C’è preoccupazione a Termini Imerese, ma anche a Gela, per la sospensione dei benefici legati alla Cassa Integrazione in deroga per circa 160 lavoratori delle due aree di crisi.. Una preoccupazione che giunge da una nota Inps di sospensione che applica, di fatto, le disposizioni della legge nazionale di bilancio.
Una lettera al Ministero della Commissione Attività produttive dell’Ars
Su questo tema si sono tenute, oggi, audizioni da parte della Commissione Attività produttive dell’Ars. “Abbiamo appena terminato i lavori della Commissione Attività produttive. Abbiamo ascoltato i sindacati in merito alla circolare dell’Inps che sospende, speriamo temporaneamente, i benefici per i lavoratori delle aree di crisi complessa” dice il Presidente Gaspare Vitrano.
“C’è tanta ma tanta preoccupazione in una categoria già mortificata. Per tantissimi anni, con tutte le forze politiche, abbiamo deciso di inviare una nota al Ministro del Lavoro e dell’Economia proprio per sollecitare un’attenzione particolare a questa problematica e dare una risposta politica in modo che l’ambiente trovi serenità”.
La nota non solo per Termini
La mancata proroga della mobilità in deroga prevista dalla legge di Bilancio 2026, confermata da una circolare ministeriale del 10 febbraio, rischia di lasciare senza sostegno al reddito oltre 160 lavoratori nelle aree di crisi industriale complessa di Termini Imerese ma anche di Gela.
“Una scelta socialmente insostenibile – aveva già dichiarato in precedenza Vitrano – che colpisce territori già segnati da anni di crisi e dalla mancanza di reali percorsi di reindustrializzazione. Senza la mobilità in deroga, molte famiglie resteranno senza alcuna tutela”.
107 lavoratori colpiti a Termini e 55 a Gela
Secondo i dati disponibili, il provvedimento riguarda 107 lavoratori a Termini Imerese e 55 a Gela. “Non parliamo solo di numeri, ma di persone rimaste per anni in un limbo senza prospettive concrete”. Il presidente della Commissione chiede un intervento urgente del Governo nazionale e annuncia la richiesta di un tavolo istituzionale con Regione, ministeri e parti sociali per ripristinare il sostegno nelle aree di crisi. “Non si possono invocare politiche attive del lavoro senza garantire, nel frattempo, strumenti minimi di protezione sociale”.
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