Si esce dall’equivoco delle aspettative da parte dei sindaci e si può procedere verso le elezioni amministrative ma si sono persi due anni di lavoro su un disegno di legge di iniziativa Parlamentare che alla fine non ha dato vita a nulla. Tanto valeva votare solo la norma sulle quote rosa e non lasciare i sindaci appesi a false aspettative.

E’ la sintesi del pensiero del Presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ospite di Talk Sicilia qualche ora dopo che l’aula ha votato affossando, di fatto, la riforma degli Enti locali e causando la reazione indignata dei sindaci siciliani.

Galvagno sul voto d’aula

“L’aula finalmente si è espressa. Cioè lasciare ancora i sindaci, gli amministratori locali, i consiglieri comunali appesi a un disegno di legge che non vedeva la luce manteneva tutti in un contesto di grande incertezza” dice il Presidente dell’Ars a Talk Sicilia.

“C’erano tantissime contrapposizioni che non portavano a nulla. Io ritengo che il disegno di legge doveva essere votato. L’Aula si è espressa e ha, finalmente, partorito questo disegno di legge”.

L’Ars ha scelto di essere contraria al terzo mandato

“Vuol dire che tutti quelli che sostenevano che il terzo mandato fosse utile, che il consigliere supplente fosse utile, tutte le norme che sapete che sono saltate, che sono state bocciate, probabilmente non era esattamente così. Vuol dire che l’Assemblea regionale siciliana è contraria al consigliere supplente, è contraria al terzo mandato e a tutte quelle norme che sono state sono state approvate”.

“Mi sarebbe sembrata un’offesa nei confronti dei 391 sindaci che aspettavano questo disegno di legge se avessimo continuano a tergiversare. Certo, mi sarei aspettato che si potessero tutti manifestare in maniera palese, così che ci fosse, dinanzi a ogni singola votazione, il pensiero reale di ogni singolo deputato. Però così non è stato. Lo è stato soltanto per il 40% delle donne”.

Una norma controversa e divisiva

“Ho sempre ribadito che questo disegno di legge avesse delle contrapposizioni. Mi sono anche esposto utilizzando un termine in maniera informale, non durante un’intervista, ma è stata comunque riportato, relativo al bipolarismo. E spiego anche il perché, non me ne vogliano i miei colleghi e non la prendano come offesa, perché in questo disegno di legge ogni articolo aveva delle conseguenze nel territorio. Norme che potevano essere viste in modo positivo in alcuni Comuni che magari se ne potevano in qualche modo avvantaggiare. Ma che in altre realtà comunali erano, invece viste in modo opposto”.

E’ mancato il confronto politico

“Dispiace che non ci sia stata non soltanto una regia (politica ndr) ma che non ci sia stato un reale confronto, rispetto alle forze politiche di maggioranza, per poter portare avanti almeno due , tre o quattro di questi articoli”

Due anni di lavoro buttati via

“Permettetemi di dire che hanno lavorato per due anni (in Commissione ndr) e questo significa che si sono persi due anni di tempo per poi far che cosa? Votare semplicemente una norma (quella sulla rappresentanza di genere nelle giunte ndr)”.

Tanto valeva allora che avessimo approvato così come è stato fatto all’unanimità e in maniera immediata il 40% di donne senza ingenerare false aspettative nei sindaci e negli amministratori locali e soprattutto senza perdere due anni di tempo e lavoro”.

L’intervista integrale da 30 minuti al Presidente Gaetano Galvagno  nella quale affrontiamo anche il tema del voto segreto, i danni del ciclone Harry e la situazione a Niscemi, i rapporti con Cateno de Luca a Messina e non soltanto, con lo sguardo rivolto alle elezioni anche nel 2027 sarà pubblicata venerdì mattina.