Il Tribunale di sorveglianza di Palermo ha concesso la detenzione domiciliare a Lorenzo Caramma, marito dell’ex presidente della Sezione misure di prevenzione del tribunale del capoluogo siciliano e come lei, fino ai giorni scorsi, in cella per scontare le condanne rimediate nel processo sulla corruzione e i falsi commessi nell’ambito della sezione diretta da Silvana Saguto.

Il processo, per ragioni di competenza funzionale, si era svolto a Caltanissetta, ma Caramma è detenuto a Palermo e per questo hanno deciso i magistrati di sorveglianza della stessa città: il collegio ha ritenuto che le condizioni di salute di Caramma, ultrasettantenne e alle prese con non poche patologie, siano incompatibili con la permanenza in carcere, visto che all’uomo restano da scontare tre anni.

Anche Saguto ha chiesto di continuare a espiare in casa e ora aspetta una nuova decisione del tribunale di sorveglianza di Roma: in prima istanza il collegio, competente per lei perché si trova detenuta a Rebibbia, aveva respinto la richiesta, poi la Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, annullando la decisione con rinvio e ordinando un nuovo giudizio: da valutare se possa essere decisivo il “mancato ravvedimento” dell’ex magistrato, ritenuto sussistente dalla sorveglianza della Capitale.