Doveva essere l’anno del rilancio. È diventato l’anno del gelo.

Alla Cittadella dello Sport l’inverno 2026 non si misura in gradi centigradi ma in allenamenti saltati, famiglie in fila negli spogliatoi e società sportive costrette a cercare corsie altrove.

Il cuore del problema ha un nome tecnico – chiller – ma per chi frequenta l’impianto è semplicemente “l’acqua fredda”. Da gennaio le vasche della Caldarella e della piscina piccola sono diventate il simbolo di un sistema che arranca. Temperature sotto i limiti regolamentari, docce gelide, stop a ripetizione.

E la città si divide.

Il padre esasperato: “Paghiamo per un servizio che non c’è”

C’è un padre, tra i tanti, che racconta la sua odissea con la voce incrinata più dalla stanchezza che dalla rabbia.

Dice che l’acqua fredda non è una novità di gennaio, ma una presenza costante già da settembre, quando sono ripartiti i corsi. In estate si sopporta, ma con l’autunno diventa un problema vero.

Parla di docce fredde anche negli spogliatoi, definiti fatiscenti. Di blackout pomeridiani causati dai phon, poi sostituiti da asciugacapelli a muro: niente più salti di corrente, ma ora alcuni sono già guasti e bisogna fare la fila. E non ci sono prese per portarsi il proprio.

Elenca le chiusure come si contano i giorni di un’assenza forzata: una settimana a ottobre, poi a fine novembre, a metà gennaio, tra fine gennaio e inizio febbraio, fino alla sospensione del 20 febbraio “a data da destinarsi”.

La sensazione, dice, è di pagare per un servizio intermittente. E di vedere i propri figli diventare spettatori di un impianto che dovrebbe essere il cuore sportivo della città.

Il déjà-vu dell’Ortigia

Non è la prima volta che l’acqua della Cittadella, gestita dal Comune di Siracusa, diventa un caso politico.

Alla fine della prima sindacatura di Francesco Italia, le cronache locali raccontavano di problemi analoghi: temperature non adeguate, difficoltà gestionali, proteste.

A farne le spese fu anche il Circolo Canottieri Ortigia, storica squadra di pallanuoto maschile di Serie A, costretta a emigrare temporaneamente per allenarsi e disputare le gare. Una ferita simbolica per Siracusa: la città che non riesce a garantire acqua calda ai suoi atleti di vertice.

Oggi lo spettro di quella stagione ritorna. Solo che al posto dei professionisti ci sono centinaia di bambini e adolescenti.

Lo scontro politico e il “piano rivoluzionario”

Il caso è approdato in Consiglio comunale trasformandosi in terreno di scontro permanente. L’opposizione parla di manutenzione trascurata, di programmazione mancata, di assenza di un impianto di riserva che avrebbe evitato il collasso.

L’amministrazione replica che il problema è strutturale: macchinari obsoleti, un impianto nato in un’altra epoca, costi energetici fuori controllo – oltre mezzo milione l’anno solo per tenere in vita le due piscine. Continuare con le toppe, sostengono dal Comune, non ha più senso.

E così, mentre si rincorrono affidamenti urgenti per rimettere in moto il sistema termico e stabilizzare la temperatura entro marzo, prende forma una visione molto più ambiziosa: abbattere e ricostruire.

Non una riparazione, ma una rifondazione

La Caldarella ampliata a dieci corsie, coperta da una struttura telescopica per lavorare 365 giorni l’anno. La vasca piccola trasformata in semi-olimpionica. Vasche di compensazione finalmente realizzate. Un secondo chiller per garantire continuità anche in caso di guasto. Pannelli fotovoltaici per dimezzare i costi energetici.

Un progetto discusso anche con la Federazione Italiana Nuoto e agganciato alla stagione dei finanziamenti PNRR, in un contesto regionale dove i grandi interventi di rigenerazione urbana viaggiano su cifre importanti.

Parallelamente, circa 2 milioni sono già stati destinati all’efficientamento del Palazzetto “Concetto Lo Bello”, altro tassello della cittadella sportiva.

Il bivio

La domanda, però, resta sospesa tra presente e futuro.

Da una parte il racconto di un “New Deal” per lo sport siracusano, capace – nelle intenzioni – di ammortizzare l’investimento in pochi anni tagliando del 50% i costi di gestione. Dall’altra, la quotidianità di chi aspetta che l’acqua torni calda e che l’impianto non chiuda ancora.