E’ stato preso a frustate e picchiato a sangue, davanti ai familiari, minacciato di morte per un appartamento assegnato dal Comune di Palermo su cui la famiglia mafiosa dello Zen ha messo gli occhi.

“Tu qui non ci puoi stare, te ne devi andare o ti finisce male a te e alla tua famiglia”, gli ripetono da mesi quasi ogni giorno gli scagnozzi di Cosa nostra che tengono la contabilità degli alloggi di edilizia popolare che si liberano e che vogliono sottrarre al controllo del Comune.

Un gruppo di picchiatori che è passato dalle minacce all’aggressione fisica: ha atteso che l’uomo rientrasse a casa per picchiarlo, frustarlo e mandarlo in ospedale. Lo hanno fatto davanti alla moglie e ai figli, in modo da gettarli nel terrore.

La vittima sta resistendo da inizio novembre in un alloggio assegnato dall’edilizia popolare in uno dei padiglioni del Gregotti. Uno degli oltre duemila appartamenti di proprietà dell’Istituto autonomo case popolari (Iacp) ma gestito dall’assessorato comunale alle politiche sociali. Di questi 556 sono già in mano alla famiglia mafiosa dello Zen che ne sovrintende le assegnazioni, chiede il pizzo per i collegamenti ad acqua ed energia elettrica.

Una realtà che la famiglia cingalese non conosceva. Eppure, pur terrorizzati, hanno scelto di resistere: l’aver trovato un alloggio regolare era troppo importante. Dopo il pestaggio il capofamiglia ha avuto il coraggio di denunciare l’accaduto alla polizia. Agli inquirenti ha raccontato tutte le minacce subite fino all’episodio del pestaggio, ribadendo di non avere intenzione di andarsene e di rinunciare alla casa. Gli investigatori del commissariato San Lorenzo stanno indagando per identificare tutti i componenti del gruppo dei picchiatori.

Nella sua denuncia la vittima ha raccontato di essere stata avvicinata da persone che vivono nel quartiere già nei giorni successivi al trasloco. “Hanno detto che lì decidevano loro chi ci deve abitare”. Il capofamiglia ha mostrato al gruppo i documenti dell’assegnazione ma non è servito a nulla. Nell’arco di qualche giorno sono iniziati i dispetti, i piccoli danneggiamenti. Ogni volta che rientrava dal lavoro trovava sotto casa “il comitato di accoglienza”. E tutte le sere il ritornello era sempre uguale: te ne devi andare, queste case sono nostre.

Una situazione identica a quella che nelle scorse settimane è accaduta ad un’altra famiglia assegnataria di un alloggio dello Iacp. In quel caso a fronte delle minacce alla famiglia destinataria della casa, ci fu una mobilitazione da parte dell’assessore comunale alle politiche sociali Fabrizio Ferrandelli che insieme a Costantino Visconti, Gioacchino Lavanco, Stefania Petyx e altri volontari hanno dormito nella casa presa di mira dai boss, pronti a difenderla dall’occupazione abusiva.

Sul racket delle case popolari allo Zen 2 la procura di Palermo ha aperto un fascicolo in cui stanno confluendo tutte le denunce presentate negli ultimi mesi sia dai legittimi assegnatari, sia dal Comune e dallo Iacp. Gli inquirenti stanno cercando di individuare tutti i soggetti che gestiscono per i boss gli alloggi occupati e quelli che minacciano gli assegnatari per farli scappare e incamerare nuove case da gestire.