A Lentini la politica assomiglia sempre più a una partita a scacchi giocata su una scacchiera che cambia forma a ogni mossa. Sfumata la prima mozione di sfiducia contro il sindaco Rosario Lo Faro, il centrodestra torna alla carica. Ma lo fa in ordine sparso, tra reintegri clamorosi, accuse incrociate e ambizioni personali che rischiano di affossare, ancora una volta, l’assalto al primo cittadino.
Il Mpa ricompatta i ranghi (e chiede scusa)
Il nodo politico si stringe attorno al Mpa–Grande Sicilia. Dopo il mancato voto sulla precedente mozione, il movimento aveva epurato i consiglieri ritenuti responsabili del flop: Alessandro Vinci e i tre consiglieri Reale, Di Grande e Vasile. Ora però lo scenario cambia.
Il Responsabile organizzativo provinciale di Grande Sicilia, Tony Bonafede, interviene per “chiarire definitivamente la situazione politica” a Lentini:
«A Lentini ogni incomprensione è stata superata. Il Movimento è oggi compatto, determinato e pronto ad affrontare la nuova fase politica. Adesso si guarda avanti, con l’obiettivo di rafforzare la nostra presenza e costruire un percorso solido in vista delle prossime elezioni».
Nel mirino delle polemiche c’era soprattutto la consigliera Francesca Reale, assente al momento decisivo. Assenza che le era costata, di fatto, l’allontanamento dal partito. Oggi arriva la retromarcia ufficiale: «La Consigliera Comunale Prof.ssa Francesca Reale è stata impossibilitata a partecipare alla seduta per motivi personali. Non è mai uscita dal Movimento Grande Sicilia, né sono venuti meno i rapporti politici e organizzativi».
Non solo. Il partito porge pubblicamente le scuse e formalizza la nomina di Vincenzo Reale, detto Enzo, già consigliere provinciale della Provincia di Siracusa, come commissario per Lentini. Una scelta che, nelle parole di Bonafede, rappresenta “molto più di un semplice incarico organizzativo”: sarà lui a guidare il movimento fino alle prossime elezioni, coordinando il gruppo dirigente e il radicamento territoriale.
Il Mpa, insomma, prova a mostrarsi compatto proprio mentre prepara un nuovo tentativo di sfiducia. Ma i numeri non sono un dettaglio.
Dieci voti su sedici: la matematica che non perdona
Il Consiglio comunale di Lentini conta 16 consiglieri. Per mandare a casa il sindaco servono almeno 10 voti. Un’asticella alta, soprattutto dopo il precedente fallimento.
Oggi il Mpa dispone di meno consiglieri rispetto al passato e la sua ricomposizione interna, pur significativa sul piano politico, non garantisce automaticamente i numeri. E qui entra in scena l’altro grande protagonista della confusione: Forza Italia.
Forza Italia, guerra interna sulla mozione (e sulla candidatura)
Dentro Forza Italia si consuma uno scontro che va ben oltre la mozione. È una resa dei conti sulla leadership locale e, soprattutto, sulla futura candidatura a sindaco.
Il consigliere comunale Davide Marchese racconta di una riunione alla presenza del coordinatore cittadino Pippo Innocenti e del deputato regionale Riccardo Gennuso. La linea condivisa sarebbe stata chiara: niente firma alla mozione senza almeno otto sottoscrittori, per evitare “una nuova sceneggiata” in aula. E soprattutto niente iniziative autonome.
Ma qualcosa si rompe. «Oggi senza nessun ulteriore incontro interno al partito il coordinatore cittadino Pippo Innocenti mi comunica che accompagnerà la consigliera comunale Diletta Pericone per firmare la mozione».
Marchese denuncia decisioni prese senza confronto e rivela un retroscena pesante: «Appare inverosimile ma così è che il coordinatore abbia già deciso e annunciato ai vertici provinciali che il candidato sindaco di Forza Italia è il geometra Angelo Maenza senza che il gruppo dirigente locale ne abbia mai discusso né deciso in merito».
Tradotto: Innocenti spingerebbe per Maenza candidato, mentre Marchese non nasconde l’ambizione di correre lui stesso per il partito. La mozione di sfiducia diventa così il terreno di uno scontro interno che indebolisce l’intero fronte.
Marchese, infatti, annuncia che non parteciperà all’incontro promosso per firmare la mozione e si riserva di decidere dopo un confronto con Gennuso. Il centrodestra, invece di presentarsi compatto, si divide pubblicamente.
Il sindaco forte della sua debolezza
In questo scenario il paradosso è evidente: il sindaco non ha una maggioranza solida in aula, ma appare politicamente più stabile dei suoi avversari. È forte della sua debolezza numerica perché può contare sulle divisioni altrui.
Il centrodestra, anziché costruire un’alternativa, consuma energie in regolamenti di conti interni. E così la soglia dei 10 voti resta un miraggio. Ogni tentativo di sfiducia rischia di trasformarsi in un boomerang politico, rafforzando ulteriormente il primo cittadino.
Una città ostaggio della crisi
Il mandato naturale di sindaco e Consiglio scadrà nel 2027. Ma da qui ad allora, salvo una decisiva convergenza su una mozione concreta e numericamente blindata, si prospetta un lungo anno di tensioni, sospetti e scontri.
Una crisi permanente che non resta confinata nei palazzi. Il clima di scontro politico penalizza l’attività amministrativa, rallenta le decisioni e si riflette inevitabilmente sui servizi alla città. Mentre i partiti litigano su candidature e leadership, Lentini resta sospesa.
La nuova mozione di sfiducia, se arriverà, non sarà solo un voto sul sindaco. Sarà un test sulla credibilità di un’opposizione che, al momento, sembra incapace di trovare unità e numeri. E in questa confusione, l’unico dato certo è che la politica locale continua a parlare più di sé stessa che dei problemi dei cittadini.






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