Sicilia – L’ imminente tornata elettorale per le amministrative in Sicilia si preannuncia come una sfida di legittimità costituzionale.
Mentre la normativa nazionale ha rimosso (per i comuni fino a 5mila abitanti) o ampliato (per quelli fino a 15mila) i limiti alla ricandidabilità dei primi cittadini, l’ordinamento regionale siciliano resta ancorato a restrizioni che la Corte Costituzionale, con la recentissima sentenza n. 16/2026, ha implicitamente definito illegittime.
Il conflitto normativo: Sicilia vs Italia.
Il paradosso istituzionale è evidente e penalizza oltre 300 comuni dell’isola:
217 Comuni fino a 5.000 abitanti: in Sicilia vige il limite del terzo mandato, mentre la legge nazionale ha soppresso qualunque limite alla ricandidabilità.
107 Comuni tra 5.001 e 15.000 abitanti: la normativa siciliana ammette solo due mandati, a fronte dei tre consentiti nel resto d’Italia.
La Consulta, pronunciandosi sul caso della Valle d’Aosta, ha ribadito che il diritto all’elettorato passivo deve essere uniforme su tutto il territorio nazionale (ex art. 51 Cost.) e che le Regioni non possono introdurre restrizioni difformi prive di specifiche giustificazioni.
La voce dei Sindaci.
Il fronte della protesta è guidato da primi cittadini pronti alla battaglia legale per difendere il diritto delle comunità a scegliere liberamente i propri rappresentanti.
A cominciare da Maria Gaetana Greco, Sindaca di Agira che denuncia “Viviamo questa condizione come una vera e propria discriminazione rispetto ai nostri colleghi del resto d’Italia”. Eletta nel 2015 e con un passato da parlamentare, ha concluso due mandati e secondo la normativa siciliana non potrebbe ricandidarsi, ma non prende nemmeno in considerazione questa eventualità. “È una violazione palese della Costituzione, come ha recentemente ribadito la Consulta, per cui sono fermamente intenzionata a promuovere la necessaria armonizzazione delle norme, impugnando in sede giurisdizionale eventuali dichiarazioni di incandidabilità”.
Anche la battagliera Francesca Draià, Sindaca di Valguarnera Caropepe, non avrebbe possibilità di proseguire nella carica. “Stiamo avversando la normativa regionale in ogni modo – commenta la prima cittadina – non tralasciando l’ipotesi di un ricorso in sede giurisdizionale. Non si tratta naturalmente di un problema personale, ma della volontà di assicurare alla comunità la possibilità di scegliere liberamente se mandare a casa oppure confermare un sindaco. Devo dire – conclude la Draià – che mi sarei aspettata un diverso pronunciamento da parte dell’Assemblea regionale, che peraltro potrebbe essere corretto in extremis”.
Sostengono la causa anche sindaci non intenzionati a ricandidarsi come Luigi Salvatore Bonelli, Sindaco di Nicosia. “Sembra che nessuno voglia prendere in considerazione il patrimonio dell’esperienza accumulata – spiega Bonelli – che rappresenta un valore aggiunto nella guida di un Comune. Penso anche ai piccoli Comuni, dove il rapporto fra sindaco e cittadini è ancora più intenso, frequente e continuo. Per questo motivo sono pronto ad appoggiare anche in sede giurisdizionale un eventuale ricorso”.
L’azione di ASMEL.
In questo scenario di incertezza, con la scadenza per la presentazione delle liste fissata al 24-25 aprile, ASMEL scende in campo al fianco dei Sindaci siciliani. “La sovranità appartiene al popolo (Art. 1 Cost.) e solo i cittadini possono decidere se premiare o meno l’impegno di un Sindaco”, dichiara Francesco Pinto, (nella foto) Segretario Generale ASMEL. “Non stiamo difendendo un privilegio, ma un allineamento necessario per garantire stabilità amministrativa e parità di trattamento tra i cittadini siciliani e quelli del resto d’Italia”.
L’ Associazione, che rappresenta 4.800 Comuni in tutta Italia e 345 siciliani, mette a disposizione il supporto legale per i Sindaci che intendono candidarsi nel rispetto della normativa nazionale, pronti a ricorrere in sede giurisdizionale contro le norme regionali preclusive. L’Associazione assicura anche un’azione di pressing legislativo verso la Commissione Affari Istituzionali dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) per rappresentare il rischio di un imminente “caos elettorale” e sollecitare un’armonizzazione normativa d’urgenza.
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