Terzo mandato sì o terzo mandato no. L’Assemblea regionale siciliana decide oggi se recepire, così com’è, la norma nazionale che dispone la possibilità, per i sindaci dei comuni fra 5 e 15mila abitanti, di candidarsi per una terza volta e portare il proprio mandato da primo cittadino, se eletti, fino ad un massimo di 15 anni consecutivi.
Cosa dice la norma nazionale e cosa quella regionale
Il regolamento degli enti locali nel Paese prevede che nei comuni da 1 a 15mila abitanti il limite massimo di mandati consecutivi sia 3 (15 anni consecutivi) mentre nei comuni di popolazione superiore il limite è da sempre fissato a due mandati (dieci anni).
La Sicilia, però, ha competenza esclusiva su questa materia in base allo Statuto Autonomistico e il limite stato elevato a tre mandati solo per i sindaci dei comuni fino a 5mila abitanti.
La riforma bocciata
Nelle scorse settimana una riforma regionale della materia ha già visto bocciare il terzo mandato causando le proteste dei sindaci. In aggiunta a ciò è intervenuta una sentenza della Corte Costituzionale che, pronunciandosi su una norma della Valle d’Aosta, ha considerato illegittimo impedire ai sindaci di quei comuni la possibilità di candidarsi perché la contrazione dell’elettorato passivo comporta una violazione del principio costituzionale della parità fra tutti i cittadini sul territorio nazionale visto che nel resto del Paese i sindaci dei comuni minori possono candidarsi per un terzo mandato.
La diffida all’Ars
In forza di ciò prima si è registrata la protesta pubblica dell’Anci Sicilia, poi la minaccia dei sindaci di candidarsi ugualmente e portare in tribunale i risultati delle elezioni ove fosse loro impedita la candidatura e infine la diffida di due sindaci uscenti, quello di Agira, Maria Greco, e quello di Serradifalco, Leonardo Burgio, rispettivamente del Pd e della Lega.
Il rischio caos elettorale e il nuovo tentativo
Pur considerando inefficaci le diffide a fronte del Parlamento e dei suoi poteri è stato il Presidente Gaetano Galvagno a spingere per un n uovo tentativo attraverso il recepimento della legge nazionale. C’è il timore di caos in occasione delle elezioni di fine maggio e per questo si è portato in aula un Ddl di recepimento proposto dal capogruppo della Lega Salvo Geraci e fatto proprio dalla Commissione Affari Istituzionali
Norma incardinata
Ieri la norma è stata incardinata e il Parlamento ha respinto la pregiudiziale presentata dal Pd Mario Safina secondo il quale l’Ars non poteva tornare a votare a distanza di qualche settimana su un tema sul quale si era già espressa. La norma è diversa e dunque si va avanti.
Battaglia delle opposizioni e di pezzi della maggioranza
Ma non è facile che anche il semplice recepimento oggi venga approvato. Contraria l’opposizione che promette il ricorso al voto segreto e già pezzi della maggioranza hanno detto di no al terzo mandato.
Per i 5 stelle si tratta addirittura di norme ad personam: “Non possiamo consentire che questo parlamento legiferi per una ristretta cerchia di persone. Questa norma, già bocciata quindici giorni fa ed oggi ripresentata all’Aula, porta praticamente nome e cognome di una decina di sindaci che vogliono ripresentarsi alle elezioni per la terza volta. L’ARS non venga imbrigliata con norme ad personam” ha detto il vice presidente dell’Ars e coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle Nuccio Di Paola, intervenendo a Sala D’Ercole.
“Se la maggioranza – ha aggiunto – avesse a cuore il destino di tutti i sindaci, avrebbe potuto farlo tranquillamente nella riforma degli Enti Locali o recepire la norma nazionale del 2024 che avrebbe consentito a molti più primi cittadini di presentarsi per la terza volta alle amministrative del 2025. Il Movimento 5 Stelle continuerà ad opporsi e chiederemo il voto segreto”.






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