Le ragioni del sì e le ragioni del no. Una scelta consapevole, per un voto consapevole. Il Coordinamento imprenditori dell’area di Carini (CIAC) ha promosso un momento di confronto e approfondimento rivolto alle imprese associate per offrire un quadro chiaro su cosa comporti barrare il sì oppure il no al prossimo referendum del 22 e 23 marzo.

Un appuntamento pensato non come momento di schieramento politico, ma come spazio di riflessione. Una tavola rotonda durante la quale gli imprenditori hanno potuto confrontarsi direttamente con due autorevoli rappresentanti del sistema giudiziario, portatori di posizioni opposte sul quesito referendario, ponendo domande, esprimendo dubbi e cercando di comprendere le implicazioni della riforma.

Per il fronte del sì è intervenuto, al Bioparco di Sicilia, a Carini, Luigi Miceli, componente dell’ufficio di Presidenza dell’Unione delle Camere penali italiane, mentre a sostenere le ragioni del no è stato Giuseppe Tango, componente della giunta dell’Associazione nazionale magistrati.

L’incontro, fortemente voluto dal presidente del CIAC, Giuseppe Pezzati, è stato organizzato da Natalia Re, responsabile del dipartimento Affari sociali del CIAC, e moderato da Francesco Marzano, del dipartimento legale del coordinamento.

Il commento del presidente Pezzati

Ad aprire i lavori è stato proprio il presidente del CIAC, Giuseppe Pezzati, che ha sottolineato il valore dell’iniziativa come occasione di approfondimento civico per il tessuto imprenditoriale del territorio: «Il coordinamento dell’imprese dell’area industriale di Carini ha voluto fare un’esperienza, un viaggio, sul ragionamento del sì e il ragionamento del no, per quanto riguarda il referendum che ci chiamerà alle urne il 22 e il 23 marzo. Noi, prima come cittadini e poi come imprenditori, per coscienza andremo a votare. Però sentire le ragioni di chi giuridicamente è a conoscenza delle due ragioni, è stato sicuramente importante per poter anche noi fare un esame prima ancora di recarci alle urne».

Le motivazioni dell’iniziativa

A spiegare le motivazioni dell’iniziativa è stata Natalia Re, responsabile del dipartimento Affari sociali del CIAC, che ha rimarcato il ruolo sociale dell’impresa nella promozione della partecipazione civica: «Noi imprenditori abbiamo una responsabilità etica, una responsabilità sociale, che abbiamo il compito di declinare all’interno delle nostre relazioni di impresa, quindi intra aziendali ma anche all’esterno, coinvolgendo la cittadinanza attiva soprattutto su processi civici e democratici come quello in particolare che il quesito secondario offre alla nostra attenzione. Questa iniziativa nasce proprio dal sollecitare quella consapevolezza, in un regime di totale terzietà che ovviamente il CIAC si impone di avere, chiamando due tra i maggiori esponenti istituzionali, sia ovviamente per la componente del sì che per la componente del no, ad un dibattito che possa rendere consapevoli rispetto al voto e aumentare anche il livello di partecipazione civica».

Le ragioni del sì

Nel corso della tavola rotonda sono state quindi illustrate le due diverse letture della riforma. Luigi Miceli, componente dell’ufficio di Presidenza dell’Unione delle Camere penali italiane, ha evidenziato come la modifica proposta rappresenti, secondo il fronte favorevole, un rafforzamento delle garanzie processuali: «La riforma realizza il giusto processo, che è un diritto fondamentale dell’individuo. Il giusto processo significa giudice terzo e imparziale e parti in condizioni di parità. Quando parlo di parti, intendo pubblico ministero e difensore. La riforma realizza la separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica. Il cittadino non potrà più essere giudicato da un collega del proprio accusatore. Complessivamente la riforma rafforza la figura del giudice, non intacca per niente le prerogative di autonomia e di indipendenza dal pubblico ministero e rafforza le garanzie del cittadino».

Le ragioni del no

Di segno opposto la posizione espressa da Giuseppe Tango, componente della giunta dell’Associazione nazionale magistrati, che ha invece evidenziato le criticità che, secondo il fronte contrario, la riforma introdurrebbe nel sistema giudiziario: «In realtà si tratta di una riforma che si disinteressa totalmente del cittadino, che non risolve nessun problema che in concreto affigge l’efficienza della giustizia. È una riforma che la politica fa per tutelare se stessa. Il problema è che questa riforma incide gravemente sullo stato di diritto, mettendolo a repentaglio e compromettendolo l’equilibrio dei poteri e la separazione di stessi che è garanzia di tutela per tutti i cittadini. È anche una riforma molto costosa, si è stimato già che saranno necessari tra i 100 e i 150 milioni l’anno che potrebbero essere ben investiti, per esempio, per accelerare finalmente ed eliminare la lungaggine eccessiva dei procedimenti».
Il confronto, seguito con attenzione dagli imprenditori presenti, ha offerto così un’occasione di dialogo diretto e approfondito su uno dei temi più rilevanti del dibattito istituzionale, mettendo a disposizione del mondo produttivo del territorio strumenti utili per orientarsi in vista dell’appuntamento elettorale del 22 e 23 marzo.