L’escalation militare tra Iran, Stati Uniti e Israele sta colpendo direttamente il cuore del sistema energetico globale. Dopo gli attacchi incrociati su infrastrutture petrolifere e del gas, Europa e Giappone hanno annunciato la disponibilità a intervenire per garantire il passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz, da cui transita circa un quinto dell’energia mondiale. Lo riporta Reuters.
Attacco al cuore del gas globale
Il punto più critico è in Qatar. L’Iran ha colpito con missili la Ras Laffan Industrial City, uno dei principali hub mondiali del gas naturale liquefatto.
Secondo le autorità qatariote i danni sono “estesi”.
L’attacco è avvenuto in risposta ai bombardamenti israeliani sul giacimento South Pars, uno dei più grandi al mondo.
Un colpo diretto alla produzione globale
L’impatto è immediato e misurabile.
Il CEO di QatarEnergy ha dichiarato che gli attacchi hanno compromesso:
- un sesto della capacità di esportazione del Qatar;
- un valore economico stimato in 20 miliardi di dollari annui.
I tempi di ripristino sono lunghi: tra 3 e 5 anni.
Il Golfo sotto pressione: porti e raffinerie colpiti
La crisi non si limita al Qatar.
Altri episodi registrati:
- attacco al principale porto saudita sul Mar Rosso;
- chiusura dell’impianto gas di Habshan negli Emirati Arabi Uniti;
- incendi in due raffinerie in Kuwait.
In Arabia Saudita, un missile balistico diretto verso Yanbu è stato intercettato. Si tratta dell’unico sbocco petrolifero del Paese dopo il blocco dello Stretto di Hormuz.
Stretto di Hormuz: il nodo strategico
Lo Stretto è di fatto paralizzato. Da qui passa circa il 20% del petrolio mondiale, nonché una quota rilevante del gas liquefatto
Il blocco ha costretto i Paesi produttori a deviare esportazioni, aumentando costi e tempi.
L’Europa cambia posizione
Dopo settimane di resistenza, i principali alleati degli Stati Uniti hanno modificato l’approccio.
Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Giappone hanno dichiarato:
- disponibilità a garantire il transito nello Stretto;
- impegno a stabilizzare i mercati energetici.
Nel comunicato congiunto si parla di “prontezza a contribuire a sforzi appropriati per assicurare il passaggio sicuro”.
Un cambio netto rispetto alla precedente riluttanza a intervenire direttamente.
Tuttavia, il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, a Tagadà, ha spiegato: “È un documento politico, non militare”.
Prezzi in aumento e mercati sotto pressione
L’effetto sui mercati è già evidente:
- petrolio Brent a 112 dollari (+4,5%);
- picchi fino al +10% nelle ore precedenti;
- gas europeo in aumento oltre il 15%;
- +60% dall’inizio del conflitto.
Le Borse reagiscono negativamente:
- Tokyo e Seul in calo del 3%;
- indice europeo STOXX -2,3%;
- Dow Jones -1%.
Divisioni tra Stati Uniti e Israele
Emergono divergenze strategiche.
Tulsi Gabbard, direttrice dell’intelligence USA, ha dichiarato: “…il governo israeliano si è concentrato sull’indebolimento della leadership iraniana. Il presidente ha affermato che i suoi obiettivi sono distruggere la capacità di lancio dei missili balistici, la loro produzione e la marina”.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha invece ribadito che gli obiettivi USA restano “invariati, mirati e pianificati”.
Trump e il nodo South Pars
Donald Trump ha dichiarato che Washington non era stata informata dell’attacco israeliano al giacimento South Pars. Ha definito la risposta iraniana contro il Qatar “ingiustificata e ingiusta”.
Ha inoltre avvertito: “Se accadrà di nuovo, gli Stati Uniti, con o senza l’aiuto o il consenso di Israele, distruggeranno completamente il giacimento South Pars”.
Fonti israeliane sostengono però che l’operazione sarebbe avvenuta con il consenso americano.
Minaccia di escalation militare
L’Iran ha parlato apertamente di una nuova fase del conflitto.
Il portavoce militare Ebrahim Zolfaqari ha dichiarato: “Se gli attacchi (alle infrastrutture energetiche iraniane) continueranno, ulteriori attacchi contro le vostre infrastrutture energetiche e quelle dei vostri alleati non si fermeranno fino alla loro completa distruzione”.
Nuove truppe USA in arrivo
Secondo fonti citate da Reuters, gli Stati Uniti stanno valutando l’invio di migliaia di soldati in Medio Oriente.
Le opzioni includono:
- protezione delle rotte nello Stretto di Hormuz;
- operazioni su territorio iraniano;
- interventi nell’isola petrolifera di Kharg.






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