Il referendum costituzionale sulla giustizia si chiude con una vittoria netta del No e un’affluenza elevata che supera il 60% in molte aree.

Il risultato non resta confinato al merito della riforma. Diventa immediatamente un fatto politico nazionale, con effetti diretti sugli equilibri tra governo e opposizioni.

Schlein: “Il Paese chiede un’alternativa”

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein interpreta il voto come un mandato politico preciso: “Con il voto di oggi il Paese chiede un’alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzare questa speranza. C’è già una maggioranza alternativa a questo Governo, e noi vogliamo costruire una proposta che sia all’altezza delle sue aspettative, dei suoi bisogni e dei suoi desideri e anche delle sue priorità costituzionali: salute, lavoro, casa, scuola. Questo voto appunto ci consegna una grande responsabilità e posso dire che la sentiamo tutti”.

Schlein sottolinea anche la composizione trasversale del voto: “Certamente ha votato No anche chi non ci ha votato alle Politiche, hanno chiesto di difendere e attuare la Costituzione e non di stravolgerla. A loro diciamo: ‘Restate mobilitati, venite a migliorarci, abbiamo bisogno di voi’. In questi mesi saremo ancora impegnati in una campagna di ascolto nel Paese”.

E rilancia sul piano elettorale: “Batteremo Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche”.

Verso un fronte unitario: dialogo tra le opposizioni

La leader del PD indica una strategia chiara: costruire un’alleanza ampia. “Con le altre forze progressiste troveremo le modalità per la costruzione di un programma”, spiegando che il confronto riguarderà tempi e strumenti. “Siamo e continueremo a essere testardamente unitari perché ce lo chiede la nostra gente”.

Le piazze: Bonelli e Fratoianni chiedono unità

Il risultato viene celebrato anche nelle piazze.

Angelo Bonelli, leader dei Verdi, lancia un messaggio diretto: “C’è una destra arrogante che dice che continuerà sulla sua strada: dobbiamo essere uniti ancora di più per mandare a casa questa destra”.

Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana, insiste sul significato civile del voto: “Questo paese ha dimostrato ancora una volta di avere la schiena dritta”.

Serracchiani: “Ha vinto la Costituzione”

La lettura del Partito Democratico passa anche dalle parole di Debora Serracchiani: “Oggi è un bel giorno. Abbiamo vinto! Ha vinto la Costituzione, che ci ha protetto per quasi ottant’anni e ha dimostrato, ancora una volta di essere cosa viva. E a difenderla siamo stati noi: le cittadine e i cittadini italiani”.

Sottolinea il lavoro sul territorio: “Centinaia di iniziative, migliaia di km da nord a sud. Una campagna faticosa, ma bellissima”.

E attacca la gestione della campagna referendaria: “Abbiamo respinto una campagna arrogante – condotta con toni mai visti prima, fatta di attacchi ai giudici, mistificazioni e richiami alla paura”.

Picierno: voto politico ma anche segnale complesso

Una lettura più articolata arriva da Pina Picierno, sempre del PD ma ha sostenuto il sì:  “La partecipazione altissima al referendum è un dato importante e positivo. In un Paese segnato da crisi di rappresentanza e astensionismo, le file ai seggi, la voglia di discutere e di mobilitarsi sono una bellissima pagina di democrazia scritta dai cittadini italiani”.

Il risultato viene definito politico: “Ha prevalso il No. Un No certamente politico, che riguarda il Governo Meloni”.

Ma aggiunge un elemento critico: “Si è scelta la strada della polarizzazione. Si è passati da un populismo all’altro e, alla fine, ha prevalso la voglia di proteggere e conservare”.

Conte: riconoscimento del ruolo di Schlein

Giuseppe Conte, leader del MoVimento 5 Stelle, ha riconosciuto il lavoro della segretaria dem: “Elly Schlein ha fatto un grande lavoro: dopo la stagione di Letta il Pd era un po’ fissato sull’agenda Draghi e questo ha fatto un po’ deragliare il partito”.

E conclude: “Ha compattato il partito e di questo le va dato atto. È la leader del Pd, ha detto che era disponibile a candidarsi ed è giusto che lo faccia”.

I dati territoriali: il Sud traina il No

Il risultato trova conferma nei numeri locali.

A Napoli, con 882 sezioni su 883, il No raggiunge il 75,49%, mentre il Sì si ferma al 24,51%.

Fa eccezione solo Capri, dove il Sì ottiene il 52,14% contro il 47,86% del No.

In Sicilia il No si attesta al 60,98%, mentre il Sì al 39,02%.

Il dettaglio provinciale evidenzia un consenso diffuso:

  • Palermo: 64,86% No
  • Enna: 62,5% No
  • Siracusa: 62,43% No
  • Ragusa: 61,80% No
  • Catania: 60,51% No
  • Agrigento: 60,09% No
  • Trapani: 59,05% No
  • Messina: 56,27% No
  • Caltanissetta: 56% No