L’Iran ha respinto la proposta degli Stati Uniti per porre fine al conflitto in corso e ha chiarito che la fine delle ostilità dipenderà esclusivamente dalle proprie condizioni. La posizione arriva mentre circola un piano americano, trasmesso anche tramite intermediari regionali, nel tentativo di avviare una de-escalation dopo settimane di guerra che hanno già causato migliaia di vittime e scosso i mercati energetici globali.

“Decidiamo noi quando finisce la guerra”

La linea di Teheran è esplicita e senza margini di ambiguità. Secondo quanto riportato dall’emittente iraniana Press TV, una fonte governativa di alto livello ha dichiarato: “L’Iran terminerà la guerra quando deciderà di farlo e quando saranno soddisfatte le sue condizioni”.

Un alto funzionario della sicurezza ha ribadito il rifiuto della proposta americana: “non permetterà a Donald Trump di dettare il momento della fine delle ostilità”.

La proposta statunitense è stata definita “eccessiva” e scollegata dalla realtà sul terreno, oltre che simile a precedenti tentativi negoziali considerati “ingannevoli”.

Le cinque condizioni imposte da Teheran

L’Iran ha messo sul tavolo una serie di richieste precise per arrivare alla fine del conflitto. Le condizioni sono cinque e riguardano aspetti militari, politici ed economici:

  • cessazione totale di aggressioni e omicidi;
  • garanzie concrete per evitare la ripresa della guerra;
  • risarcimenti definiti per i danni subiti;
  • fine delle ostilità su tutti i fronti che coinvolgono i gruppi alleati;
  • riconoscimento internazionale del diritto dell’Iran sullo Stretto di Hormuz.

Si tratta di una piattaforma negoziale rigida, che segna una distanza evidente rispetto alle richieste occidentali.

Il ruolo di Pakistan e Turchia nella mediazione

Il tentativo diplomatico passa anche da attori regionali. Il Pakistan ha consegnato a Teheran una proposta americana per ridurre la tensione nel Golfo, ma al momento non ha ricevuto una risposta formale.

Fonti della sicurezza pakistana confermano che il ministro degli Esteri Ishaq Dar ha contattato il suo omologo iraniano Abbas Araqchi per sollecitare un riscontro. Tuttavia, non sono state fissate date né sedi per eventuali colloqui.

Parallelamente, anche la Turchia sta svolgendo un ruolo di collegamento tra le parti, facilitando lo scambio di messaggi.

Un funzionario iraniano ha lasciato aperta una possibilità: eventuali colloqui potrebbero svolgersi in Pakistan o in Turchia. Si tratta di uno dei pochi segnali, finora isolati, di apertura a un percorso diplomatico.

Il piano americano e le condizioni occidentali

Secondo fonti israeliane, il piano statunitense include richieste precise:

  • eliminazione delle scorte di uranio altamente arricchito;
  • stop all’arricchimento nucleare;
  • limitazione del programma missilistico balistico;
  • cessazione del sostegno ai gruppi alleati nella regione.

Il piano sarebbe stato presentato anche al gabinetto di sicurezza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Escalation militare: truppe USA verso il Golfo

Sul fronte militare, gli Stati Uniti stanno rafforzando la presenza nella regione. Il Pentagono sta pianificando l’invio di migliaia di soldati della 82ª divisione aviotrasportata, che si aggiungeranno ai contingenti già in movimento.

Una unità di Marines a bordo di una nave d’assalto anfibio potrebbe arrivare entro la fine del mese. Questo rafforzamento amplia le opzioni operative di Washington, inclusa la possibilità di un intervento terrestre.