Accantonato il referendum riapre l’Ars e riprendono i lavori ma è subito stop alle variazioni di bilancio, tema centrale dell’attività Parlamentare di queste settimane in attesa delle elezioni amministrative. L’Ars riprende da dove si era fermata mostrando gli stessi limiti di sempre e le assenze che non mancano mai. Insomma il referendum, almeno in questo, non sembra avere cambiato praticamente nulla.
Seduta aperta, variazioni rinviate
Seduta aperta e subito variazioni di bilancio in bilico per effetto delle troppe assenza nella maggioranza tanto da indurre l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, preoccupato che in un clima del genere norme di spesa importanti potessero essere bocciate, a chiedere al Presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, di sospendere la seduta. Galvagno accoglie a metà la richiesta, congela la discussione sulle variazioni di bilancio e rinvia la discussione alla prossima settimana ma scorre l’ordine del giorno e prosegue nei lavori dando atto ai deputati presenti in aula.
Chi c’è e chi manca, la mappa delle presenze
I numeri sono abbastanza chiari, la maggioranza può contare su 27 presenti (considerando anche la Dc che formalmente non è più in maggioranza9, insufficienti a garantire l’approvazione delle norme di maggior rilievo. La mappa delle presenza parla di 6 deputati azzurri in aula su 14, 8 meloniani su 12, 5 autonomisti, dunque l’intero gruppo, 4 leghisti su 5, 3 Dc su 6 (e il partito è in bilico, formalmente non appartiene più alla maggioranza) e l’unica deputata di Noi Moderati Marianna Caronia
La riforma della dirigenza in Commissione
Mentre in aula va in scena l’ennesimo rinvio di norme, in Commissione è tornata la riforma della dirigenza, rinviata per approfondimenti dopo essere stata a sala d’Ercole. Un ritorno fra i banchi della “Affari Costituzionali” deciso per evitare che la riforma affondasse in aula.
Di scena ci sono le parti sociali che alla Commissione chiedono una revisione della riforma stessa ma non tutti i sindacati sono sulle stessa lunghezza d’onda.
Cgil,Cisl, Uil,Sadirs e Cobas: Mantenere due fasce
“Prendiamo atto che le forze di maggioranza e di opposizione hanno accolto ancora una volta l’appello delle scriventi organizzazioni sindacali rispetto al fatto che una riforma così importante non può essere fatta senza la compartecipazione di chi rappresenta i lavoratori” scrivono i sindacalisti di Fp Cgil, Cisl Fp, Cobas/Codir, Sadirs, Ugl e Uil in una nota a fine audizione.
“Abbiamo chiesto con forza a tutti i componenti della commissione Affari istituzionali, a partire dal presidente Ignazio Abbate e al capo di gabinetto del presidente Schifani, Salvatore Sammartano, al segretario generale Ignazio Tozzo e al direttore della Funzione pubblica Salvatrice Rizzo, oggi presenti ai lavori – proseguono i sindacalisti – di mantenere l’attuale ordinamento già previsto in due fasce (prima e seconda), disciplinando l’accesso alla prima e alla seconda fascia dirigenziale regionale del ruolo unico, istituito ai sensi dell’articolo 6 della legge regionale 15 maggio 2000 n. 10, secondo le disposizioni previste rispettivamente dall’art. 28 bis e dall’art. 28 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165 e s.m.i. e, in sede di prima applicazione della nuova legge, inquadrare nella seconda fascia dirigenziale tutti i dirigenti di terza fascia a tempo indeterminato dell’Amministrazione regionale del ruolo unico dirigenziale rivolgendo, al contempo, la giusta attenzione all’area dei funzionari interni, prevedendo nei concorsi le più ampie percentuali di riserve possibili. Tutto ciò dando, al contempo, immediato avvio all’area delle elevate professionalità a partire dalle necessarie modifiche da apportare al Piao”.
Sindacati contro fra loro: Siad Cisal: necessaria fascia unica
“ Come Siad-Csa-Cisal, abbiamo chiesto che si valorizzino le elevate professionalità e che si garantisca la meritocrazia: l’attuale ddl non ci convince, serve semmai una complessiva riforma della Pubblica amministrazione”. Lo dicono Giuseppe Badagliacca e Angelo Lo Curto del Siad-Csa-Cisal.
“In particolare – dicono Badagliacca e Lo Curto – chiediamo una fascia unica per la dirigenza, che rispetterebbe l’accordo con lo Stato del 2021; di rivedere i requisiti per l’accesso, aprendo ai dipendenti a tempo determinato e valorizzando master e titoli post-laurea; di modificare la quota riservata agli interni che deve essere non inferiore al 30%. Inoltre nutriamo grandi perplessità sulla legittimità del passaggio automatico alla nuova dirigenza, per evidenti profili di incostituzionalità”.
“Abbiamo proposto che gli uffici semplici siano affidati all’area delle Elevate professionalità e chiesto la creazione di uffici specifici per la vigilanza – concludono – oltre a una disciplina specifica per le attività professionali dei dipendenti iscritti agli albi. La scadenza per gli emendamenti è stata fissata al prossimo 7 aprile, ci auguriamo che le istituzioni accolgano le istanze sindacali per rendere la macchina regionale pienamente efficiente, nell’interesse dei lavoratori e dei siciliani”.
L’appello dei maggioritari al governo
“In attesa della prossima convocazione già fissata in I commissione per il prossimo 7 aprile – concludono i sindacalisti – auspichiamo che il presidente Schifani sostenga la norma da noi proposta a conferma che il dialogo instaurato in occasione di altre recenti vertenze è fondamentale per dare risposte concrete ai lavoratori. La nostra azione continuerà con fermezza verso questa direzione affinché nessun dirigente sia mortificato”.






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