Dal 20 febbraio 2026 è possibile demolire un’auto gravata da fermo amministrativo senza dover prima saldare il debito con l’agente della riscossione. La Legge 26 gennaio 2026, n. 14, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 5 febbraio, ha risolto un paradosso che durava da anni: migliaia di veicoli inutilizzabili restavano iscritti al PRA perché il fermo fiscale bloccava ogni possibilità di cancellazione, costringendo i proprietari a continuare a pagare il bollo su mezzi che non si muovevano più.

La svolta è reale, ma non è la sanatoria automatica che qualcuno si aspetta. La nuova disciplina non introduce un canale rapido online per liberarsi di un’auto gravata da debiti con un clic: consente, in casi limitati e sotto controllo pubblico, di procedere alla demolizione di veicoli ormai inutilizzabili. I debiti rimangono. Gli incentivi per comprare un’auto nuova non spettano. E la procedura richiede un passaggio burocratico specifico, gestito dai Comuni, che ha un costo.

Cos’era il problema prima della legge

Il fermo amministrativo è la misura cautelare prevista dall’art. 86 del DPR 602/1973 con cui l’agente della riscossione blocca un veicolo di un debitore insolvente nei confronti della Pubblica Amministrazione. Il veicolo veniva “congelato”, non poteva circolare e, fino all’entrata in vigore della nuova norma, la sua posizione impediva categoricamente la radiazione dal PRA. Nella pratica, questo si era tradotto in un paradosso: auto vecchie, incidentate o inutilizzabili abbandonate per anni in strada, nei cortili o nei depositi comunali.

Il proprietario si trovava in una spirale senza uscita: l’auto non funzionava, non poteva circolare, non poteva essere venduta né demolita, ma il bollo continuava a maturare. Rottamare senza prima pagare il debito era tecnicamente impossibile. Questo bloccava anche gli enti locali, che non riuscivano a liberarsi di carcasse abbandonate sui suoli pubblici.

Cosa cambia con la Legge 14/2026

Il nuovo comma 8-bis del D.Lgs. 209/2003 consente la radiazione dal PRA dei veicoli destinati alla rottamazione anche se gravati da fermo, ma esclude in tali casi l’accesso a incentivi per l’acquisto di un nuovo mezzo. La legge modifica anche il D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente), integrando i veicoli con fermo nelle procedure di gestione come rifiuti e rafforzando la tracciabilità attraverso la filiera autorizzata.

La norma si applica a due categorie di veicoli. La prima: mezzi conferiti volontariamente dal proprietario o dal detentore a un centro di raccolta per la demolizione. La seconda: veicoli rinvenuti da organi pubblici, non reclamati dai proprietari o acquisiti per occupazione, conferiti ai centri di demolizione dall’ente competente — Comune, Provincia, Città metropolitana o ente proprietario della strada.

Restano esclusi dalla nuova procedura i veicoli avviati alla demolizione su disposizione dell’autorità giudiziaria, quelli provenienti da depositerie giudiziarie, e i mezzi per i quali si richiede la radiazione ai fini dell’esportazione definitiva all’estero.

Il documento chiave: l’attestazione di inutilizzabilità

La novità operativa più rilevante è l’introduzione dell’attestazione di inutilizzabilità, senza la quale la radiazione per demolizione di un veicolo con fermo non può essere avviata. L’articolo 3 della legge inserisce tra i servizi a domanda individuale quello relativo al rilascio dell’attestazione. Tariffe e costi vengono stabiliti dai Comuni, nel rispetto dell’equilibrio economico-finanziario. L’attestazione viene rilasciata dalla Polizia Locale o dall’ufficio individuato dall’ente proprietario della strada.

Questo è il punto che più di ogni altro distingue la nuova norma da una semplificazione vera. Occorre che un agente della Polizia Locale, dietro input del Comune, si rechi a verificare il veicolo e rilasci l’attestazione di inutilizzabilità. La legge, rispetto alla prassi precedente che ammetteva anche l’intervento dei Vigili del Fuoco, restringe il campo d’azione alle sole forze di Polizia Locale o all’ufficio individuato dall’ente proprietario della strada. In pratica, i soggetti abilitati sono meno di prima, non di più.

Per i veicoli rinvenuti o non reclamati, l’ente proprietario della strada deve attestare l’inutilizzabilità e comunicarla al proprietario entro sette giorni; in assenza di opposizione entro sessanta giorni, può procedere a rimozione, demolizione e cancellazione, anche in presenza di fermo.

Cosa non cambia: debiti, bollo e incentivi

La legge risolve il blocco burocratico, non la posizione debitoria. Appena il veicolo viene radiato, scompare l’obbligo di pagare la tassa di proprietà regionale, ovvero il bollo auto.

Per i bolli passati non pagati, la Regione di residenza mantiene il diritto di recuperare i crediti degli anni precedenti, anche avvalendosi di un ente riscossore. Il debito con l’agente della riscossione che aveva generato il fermo rimane integralmente in piedi. La rottamazione libera il registro, non il portafoglio.

Sul fronte degli incentivi, il divieto è netto: chi rottama un veicolo con fermo amministrativo non può accedere ad alcuna agevolazione, contributo o incentivo pubblico per l’acquisto di un mezzo nuovo. Nessun ecobonus, nessun incentivo ministeriale, nessun contributo regionale.La legge aumenta inoltre le sanzioni previste dal D.Lgs. 209/2003: da 3.000 a 10.000 euro per le violazioni più gravi, in un segnale di inasprimento volto a contrastare l’abbandono dei veicoli e a rafforzare la filiera del trattamento dei rifiuti.

Cosa succede per i veicoli preso in carico prima del 20 febbraio

Per i mezzi già entrati nel sistema prima dell’entrata in vigore della legge, la circolare ACI prevede una soluzione transitoria. Per i veicoli presi in carico prima del 20 febbraio 2026, in caso di iscrizione del fermo, potranno essere esibite le dichiarazioni di inutilizzabilità rilasciate dalle pubbliche autorità. Per i mezzi rinvenuti prima di tale data, si darà seguito alla radiazione anche in assenza di tale documento. Le procedure definitive per questi casi, come per tutti gli aspetti operativi del nuovo registro, attendono ancora la disciplina congiunta tra ACI e Ministero delle Infrastrutture.