I carabinieri della compagnia di Caltanissetta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia nissena, nei confronti di due soggetti già detenuti. Le accuse sono pesanti: usura aggravata dal metodo mafioso e autoriciclaggio ai danni di un imprenditore locale. L’indagine, partita nel novembre 2023, rappresenta lo sviluppo di una precedente inchiesta che aveva già visto uno degli indagati arrestato per estorsione.

Il meccanismo ricostruito dagli inquirenti delinea un quadro di profonda sopraffazione economica. La vittima, un imprenditore del settore dei trasporti messo in ginocchio dalla crisi post-pandemia e impossibilitato ad accedere ai canali di credito ordinari, si era rivolto ai due indagati per un prestito di 35.000 euro in contanti. Quello che sembrava un aiuto temporaneo si è trasformato rapidamente in un incubo finanziario, con tassi di interesse annui oscillanti tra il 137 e il 140 per cento.

Le condizioni imposte per la restituzione del capitale sono apparse sin da subito insostenibili. L’imprenditore era costretto a versare rate mensili comprese tra i 3.500 e i 4.000 euro. Secondo quanto accertato dai carabinieri, a fronte del prestito iniziale, la vittima avrebbe corrisposto nel tempo oltre 120.000 euro, di cui ben 80.000 di soli interessi, mentre il debito principale rimaneva pressoché invariato. I pagamenti avvenivano sia in contanti sia tramite bonifici bancari, tracciabilità che gli indagati cercavano di mascherare con astuzia.

Proprio per ripulire il denaro sporco era stato architettato un sistema di autoriciclaggio basato sull’emissione di fatture false. Una società amministrata da uno degli indagati emetteva documenti fiscali per forniture di materiali e prestazioni mai avvenute, giustificando così i bonifici ricevuti dalla vittima. Una volta incassate le somme, queste venivano immediatamente prelevate o trasferite su carte prepagate. L’aggravante del metodo mafioso è stata contestata a causa dei comportamenti intimidatori tipici delle organizzazioni criminali utilizzati per garantire il puntuale pagamento delle rate.

Oltre alla notifica del provvedimento restrittivo in carcere, il gip ha disposto il sequestro preventivo di tutte le somme giacenti su conti correnti, depositi e rapporti bancari riconducibili agli indagati.