Torna in tv e sui social “Us Sicilians”, il format, condotto da Meryem Amato e ideato da Danilo Parisi, che racconta le storie dei siciliani emigrati negli Stati Uniti, insieme ai luoghi dell’isola da cui prendono forma le loro storie familiari.

Dopo il successo della prima edizione (370 mila visualizzazioni su Instagram e 20 mila su YouTube), il programma torna con otto puntate tra Sicilia e America, che intrecciano percorsi di successo, identità e radici.

La nuova stagione, presentata a Palermo, nella sala Mattarella di Palazzo dei Normanni, andrà in onda martedì 21 aprile alle 20,30 su Tele One, con chiusura il 9 giugno.

Un viaggio coast to coast tra le comunità siciliane

La nuova edizione porta la troupe ancora oltreoceano. Lo scorso anno il team ha percorso oltre 23 mila chilometri tra voli e spostamenti negli Stati Uniti. Anche per questa stagione le riprese toccano alcune delle principali città americane con forte presenza siciliana, tra cui New York, Los Angeles e San Diego.

Il racconto televisivo si sviluppa come un ponte tra due mondi. Da un lato la Sicilia dei piccoli comuni, dall’altro le grandi metropoli americane dove le comunità hanno costruito nuove identità senza perdere le proprie radici.

Le storie e i territori protagonisti

Ogni episodio si concentra su un comune siciliano, scelto come luogo di origine dei protagonisti italoamericani. Le otto puntate coinvolgono diversi territori dell’isola.

In provincia di Palermo: San Giuseppe Jato, Torretta, Misilmeri, Trabia (Porticello) e Palermo (S. Erasmo).

Nel resto della Sicilia: Ferla (Siracusa), Galati Mamertino (Messina) e Rometta (Messina).

Le storie personali si intrecciano con la valorizzazione dei territori. Il format alterna testimonianze dirette, immagini dei luoghi e approfondimenti sulle tradizioni locali.

Alla presentazione ufficiale hanno partecipato gli amministratori dei comuni coinvolti. Sono intervenuti anche il capo di gabinetto del presidente dell’Ars, Filippo Palmeri, e il giornalista parlamentare Antonio Lo Verde. L’evento ha sottolineato il valore istituzionale e culturale del progetto.

Un racconto tra identità, cultura e cucina

Come spiega Danilo Parisi, ideatore del progetto US Sicilians il programma si struttura in tre momenti narrativi: “Il format televisivo mira a far emergere il patrimonio culturale identitario della nostra isola, combinando narrazione, valorizzazione territoriale e promozione delle eccellenze locali. Ogni episodio si articolerà in tre momenti principali: il racconto personale dei partecipanti attraverso le storie dei siciliani emigrati negli Stati Uniti con un focus sul legame emotivo e le loro radici, la valorizzazione culturale e artistica con un viaggio nei luoghi storici, nei monumenti e tra le tradizioni artistiche dei comuni, ed infine l’esplosione gastronomica attraverso la cucina locale come elemento caratterizzante in una panoramica sui piatti tipici e sulle tradizioni culinarie del territorio. Grazie alla trasmissione televisiva – conclude Danilo Parisi – l’intero progetto verrà diffuso sui social media e su altre piattaforme digitali, avendo così un impatto non solo regionale ma anche globale”.

Durante la conferenza stampa è stata mostrata in anteprima la prima puntata, dedicata a San Giuseppe Jato e a uno dei suoi figli più noti negli Stati Uniti: Tony Di Piazza. Imprenditore immobiliare e filantropo, Di Piazza è anche patron del Festival della Canzone Italiana di New York ed è stato vice presidente del Palermo Calcio.

“Us Sicilians” non si limita alla tv. Il progetto prevede una forte diffusione sui social media e sulle piattaforme digitali, con l’obiettivo di raggiungere un pubblico internazionale. Nel mese di luglio è previsto anche un contest rivolto agli influencer. Il vincitore, selezionato ad agosto, partirà con lo staff per gli Stati Uniti durante le riprese della terza stagione, in programma a partire dal Columbus Day.

Con lo sguardo già rivolto alla prossima stagione, “Us Sicilians” consolida così il suo ruolo di racconto contemporaneo dell’emigrazione siciliana, capace di unire memoria, territorio e nuove generazioni in un dialogo che attraversa l’oceano.