La Sicilia prova a trasformare il vino in un motore ancora più forte per il territorio. Dal Vinitaly 2026, l’assessore regionale per l’Agricoltura, lo Sviluppo rurale e la Pesca mediterranea Luca Sammartino a dialogo con Gian Marco Chiocci, direttore del Tg1, ha indicato tre assi su cui l’Isola sta costruendo la sua strategia: enoturismo, capacità di spendere bene le risorse europee e rafforzamento delle infrastrutture strategiche.
Il messaggio emerso dal panel promosso dalla Regione Siciliana, nel Padiglione 2 di Vinitaly, è netto: il comparto agricolo e quello turistico possono crescere insieme, con ricadute dirette sulle imprese e sui territori.
Il peso dell’enoturismo nella crescita dell’Isola
Il confronto al padiglione della Regione Siciliana ha acceso i riflettori su un tema che negli ultimi anni ha cambiato il profilo del settore: l’enoturismo. In una fase segnata da tensioni internazionali, rincari energetici e costi logistici più alti, il turismo legato al vino viene indicato come una leva concreta per sostenere la competitività delle aziende. Non si parla solo di bottiglie e mercati esteri, ma di esperienze, accoglienza, territorio e filiere locali.
La Sicilia, in questo quadro, parte da una posizione favorevole. L’interesse per le esperienze legate al vino, ai paesaggi dell’Etna e alle grandi aree vitivinicole dell’Isola continua a crescere.
Anche il rafforzamento dei collegamenti internazionali, compresi i voli diretti con New York City, viene letto come un possibile acceleratore per intercettare flussi turistici di qualità e ampliare le occasioni di sviluppo per le imprese locali.
“L’enoturismo – ha dichiarato – è una scommessa che abbiamo accettato e nella quale ci stiamo scommettendo. Il turismo esperienziale focalizzato sulla scoperta del vino, della specificità del suo territorio e della cultura locale sta attirando migliaia di visitatori nella nostra regione e i numeri ci dicono che abbiamo imboccato la strada giusta. Un modo per ampliare l’offerta turistica e che ci consente di fare conoscere il territorio
La spesa del Psr come segnale di discontinuità
“Competitività e attrattività del territorio – ha sottolineato Sammartino – sono un connubio imprescindibile per lo sviluppo della Sicilia. In questi anni abbiamo puntato sugli investimenti per rinnovare il sistema siciliano e dare nuova linfa al comparto agricolo”.
Nel corso dell’incontro, Sammartino ha richiamato un dato politico e amministrativo che la Regione considera centrale: la Sicilia ha raggiunto il 99,92% della spesa del Psr, utilizzando quasi per intero le risorse disponibili.
È un indicatore che viene presentato come un cambio di rotta rispetto agli anni passati, soprattutto sul piano della capacità di trasformare i fondi europei in interventi reali.
A questo si aggiunge un altro dato sottolineato durante il confronto: oltre il 40% delle risorse è stato speso negli ultimi tre anni. Per la Regione, questo punto segna il passaggio da una stagione di difficoltà nell’utilizzo dei fondi a una gestione più efficace e più rapida, con effetti concreti sul sistema agricolo.

Le infrastrutture irrigue e il nodo della siccità
Sul fronte infrastrutturale, uno dei punti più rilevanti riguarda le reti irrigue, decisive per un’agricoltura che convive con la pressione della siccità. Sammartino ha ricordato che sono stati finanziati 63 progetti per un valore complessivo di circa 391 milioni di euro, attraverso risorse nazionali ed europee. Il tema non è tecnico soltanto in apparenza: l’efficienza dell’acqua incide sulla tenuta delle aziende, sulla produttività e sulla capacità di programmare il futuro del comparto.
Nel ragionamento della Regione rientra anche il recupero dei progetti inizialmente non finanziati dal Pnrr. Secondo quanto riferito durante il panel, una parte significativa di questi interventi è stata recuperata attraverso la riprogrammazione sul Fondo sviluppo e coesione, trasformando una criticità in una possibilità concreta per il territorio.
Dal confronto di Verona emerge così l’immagine di una Sicilia che vuole tenere insieme agricoltura, turismo, cultura e apertura ai mercati internazionali. Il vino, in questa strategia, non resta un prodotto simbolo, diventa una leva economica, capace di connettere promozione del territorio, infrastrutture, accoglienza e sostegno alle imprese.






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