Da Sigonella riparte la sorveglianza sul Golfo: un secondo Triton verso Hormuz dopo la scomparsa del 9 aprile.
Un nuovo MQ-4C Triton della Marina statunitense ha lasciato la pista di NAS Sigonella e puntato verso est. Lo segnala Itamilradar, sito specializzato nel monitoraggio del traffico aereo militare tramite sistemi di tracciamento open source. Si tratta del secondo dei due velivoli attualmente dislocati nella base catanese: l’altro, identificato come VVPE804, era scomparso dai radar il 9 aprile sul Golfo Persico dopo aver dichiarato emergenza e perso quota a una velocità di tremila metri al minuto, senza mai tornare a Sigonella. Il volo odierno segna una ripresa esplicita delle missioni ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) nel teatro mediorientale.
Cosa è successo il 9 aprile: il Triton che non è tornato
Per capire il peso operativo del volo odierno, è necessario ricostruire quello che è accaduto cinque giorni fa. Il 9 aprile, il Triton matricola 169804 era decollato dalla stessa Sigonella per una missione sul Golfo Persico, concentrandosi sullo Stretto di Hormuz e sulle acque prospicienti la costa iraniana. Secondo la ricostruzione di Itamilradar, il velivolo aveva effettuato prolungati circuiti di stazionamento al largo dell’isola di Kharg, il principale terminal petrolifero iraniano attraverso cui transita la quasi totalità dell’export energetico di Teheran.
Alle 9:56, i sistemi di tracciamento ADS-B avevano registrato una deviazione di rotta anomala. Due minuti dopo, una caduta di quota rapida: diecimila piedi al minuto. Quindi, la sequenza dei codici di emergenza: prima lo Squawk 7700 (emergenza generale), poi lo Squawk 7400 (perdita del collegamento con la stazione di controllo a terra). Alle 10:11, la traccia era sparita. Il drone non ha mai raggiunto Sigonella. Secondo Itamilradar, l’ipotesi più plausibile è che sia andato perduto in mare o su territorio ostile, “considerando che il muso sembrava puntato verso la costa iraniana nelle fasi finali”.
La rotta del secondo Triton e il significato della missione
Il volo odierno — per Itamilradar il secondo Triton attualmente a Sigonella – ha seguito la rotta ormai consolidata per questo tipo di missioni: attraversamento del Mediterraneo centrale e orientale, ingresso nello spazio aereo egiziano, sorvolo del Mar Rosso e dell’Arabia Saudita, ingresso nello spazio aereo internazionale sul Golfo Persico.
La distanza da Sigonella al Golfo Persico supera i 3.500 chilometri. Il Triton è un velivolo HALE – High Altitude Long Endurance – progettato esattamente per questo: può volare oltre i 18.000 metri di quota per più di 32 ore consecutive, coprendo aree operative nell’ordine di milioni di chilometri quadrati in una singola uscita. Non serve un pilota a bordo: quattro operatori a terra impostano quota, velocità e obiettivo e il sistema opera in semi-autonomia.
Sigonella e il conflitto: cosa dicono i tracciamenti dall’inizio della guerra
Dall’avvio del conflitto USA-Israele contro l’Iran, i decolli di Triton da Sigonella sono stati praticamente quotidiani- La base catanese ha progressivamente assunto un ruolo che va oltre il supporto logistico: è diventata la piattaforma di lancio principale per i droni da sorveglianza strategica statunitensi nel quadrante mediorientale.
L’8 marzo, ad esempio, un Triton di Sigonella ha operato in coordinamento con un Boeing P-8A Poseidon in una missione ISR congiunta sul Golfo Persico settentrionale, con focus sulla costa di Bushehr.
Itamilradar ha anche spiegato il cambio di strategia con una logica precisa: operare dalla Sicilia aumenta la distanza dalle aree operative, ma garantisce alla Marina statunitense “un luogo di lancio più sicuro e politicamente più stabile” rispetto alle basi nel Golfo che, con l’escalation del conflitto, sono diventate potenzialmente esposte a ritorsioni iraniane.
Infine, giusto ricordare che il ministro della Difesa Guido Crosetto ha imposto il divieto all’utilizzo di Sigonella per il transito dei bombardieri statunitensi diretti in Iran.






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