Il caro carburanti continua a pesare come un macigno su famiglie e imprese, generando – secondo la CISAL Catania – una redistribuzione della ricchezza sempre più squilibrata e penalizzante per i cittadini. A beneficiarne sarebbero soprattutto lo Stato e, in alcuni casi, le compagnie petrolifere, mentre il conto lo pagano lavoratori e nuclei familiari.
Secondo le associazioni dei consumatori, infatti, l’intera filiera dei carburanti starebbe registrando un incremento di circa 88 milioni di euro a settimana, mentre lo Stato incasserebbe ulteriori 61 milioni grazie a Iva e accise. Numeri che, secondo il sindacato, evidenziano un sistema che scarica i costi sui più deboli.
“Il caro carburanti è diventato una vera e propria tassa occulta che colpisce chi lavora”, denuncia con forza Giovanni Lo Schiavo, segretario provinciale della CISAL Catania. “Il rincaro agisce da ammortizzatore involontario sui consumatori finali, amplificando le disuguaglianze e mettendo in crisi le fasce più fragili della popolazione”.
L’impatto è diretto e quotidiano: aumentano i costi per recarsi sul posto di lavoro, cresce il peso delle spese sui bilanci familiari e si riduce drasticamente il potere d’acquisto. Una spirale che rischia di avere conseguenze pesanti anche sul fronte occupazionale.
“Questa situazione – prosegue Lo Schiavo – espone interi settori produttivi a gravi difficoltà, con il rischio concreto di licenziamenti e ricorso alla cassa integrazione, soprattutto nei comparti più esposti come il trasporto merci e quello delle persone”.
La CISAL Catania lancia quindi l’allarme su un fenomeno che va ben oltre la contingenza economica. “Il caro carburanti – conclude il segretario – non è solo un’emergenza temporanea, ma il sintomo di un processo più ampio di impoverimento strutturale della classe media e lavoratrice. Serve un intervento immediato per ristabilire equità e tutelare chi ogni giorno manda avanti il Paese”.
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