Una misura pensata per sostenere le famiglie in difficoltà rischia di trasformarsi in un boomerang sociale. È quanto sottolinea la consigliera Catia Meli, che chiede con urgenza una revisione dei criteri di accesso al contributo per il sostegno alla locazione previsto dall’articolo 57 della legge regionale 5 gennaio n. 1.
Al centro della polemica c’è un requisito considerato “profondamente ingiusto”: l’obbligo di almeno tre componenti nel nucleo familiare per poter accedere al beneficio. Una soglia che, di fatto, esclude una vasta fetta di cittadini — dai lavoratori precari agli anziani soli, fino ai giovani che vivono autonomamente ,anche in presenza di un ISEE molto basso.
“Non è giusto che il contributo sia solo per tre persone: deve essere per tutti”, afferma Meli, sottolineando come il criterio attuale crei una evidente disparità di trattamento. Una scelta che, secondo la consigliera, non riflette più la realtà sociale ed economica di oggi, dove aumentano i nuclei monocomponenti e le situazioni di fragilità individuale.
Il diritto alla casa, ribadisce, non può essere vincolato rigidamente al numero dei componenti familiari. Serve invece un sistema più equo, capace di intercettare il bisogno reale. Da qui la proposta: superare il limite minimo delle tre unità familiari e introdurre criteri basati su scaglioni, che tengano conto sia della composizione del nucleo sia della condizione economica certificata dall’ISEE.
L’obiettivo è chiaro: rendere la misura più inclusiva, giusta e aderente alla realtà. Perché oggi, più che mai, la fragilità economica non ha una sola forma, e non può essere ignorata.
Luogo: Palermo , PALERMO, SICILIA
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