Sei settimane. È l’orizzonte temporale che separa l’Europa da una possibile crisi del trasporto aereo senza precedenti in epoca moderna. A dirlo non è un analista privato né una compagnia che gestisce i propri interessi: è Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, in un’intervista rilasciata all’Associated Press dalla sede dell’AIE a Parigi il 16 aprile. Il Vecchio Continente ha “forse circa sei settimane di carburante per aerei rimasto”. Poi, se lo Stretto di Hormuz resterà chiuso, “presto sentiremo la notizia che alcuni voli dalla città A alla città B potrebbero essere cancellati a causa della mancanza di carburante”.

Hormuz, il collo di bottiglia che stringe i cieli europei

Lo Stretto di Hormuz — il braccio di mare tra Iran e penisola arabica — è il punto attraverso cui transita il 20% del commercio di petrolio mondiale. Dall’inizio della guerra tra Iran e Stati Uniti, avviata il 28 febbraio 2026, il passaggio è di fatto sigillato dal blocco navale americano e dalle tensioni militari in corso. Le petroliere che rifornivano i porti europei di cherosene ora sono ferme o deviate lungo la rotta alternativa del Capo di Buona Speranza, con settimane in più di navigazione e costi enormemente più alti.

L’Airports Council International Europe (ACI Europe) aveva già scritto alla Commissione europea la scorsa settimana, stimando che la carenza di carburante per aerei potrebbe diventare strutturale già all’inizio di maggio se le navi cisterna non riprenderanno il transito. La previsione di Birol – sei settimane –  è in realtà più ottimistica di quella degli aeroporti europei.

Il prezzo del jet fuel ha subito un’impennata che ha travolto i bilanci dei vettori: dai circa 830 dollari a tonnellata registrati prima del conflitto, il mercato è arrivato a picchi superiori ai 1.800 dollari in aprile 2026. Per le compagnie aeree, il carburante – che normalmente incide per il 25-30% dei costi operativi – è balzato al 45% del totale. Quasi la metà del costo di ogni volo va in cherosene.

Catania: la situazione al 17 aprile 2026

La crisi non è rimasta confinata ai mercati finanziari. Wizz Air, la compagnia low cost ungherese, ha dichiarato al Sole 24 Ore di aver registrato “problemi per la mancanza di carburante in tre aeroporti italiani: Venezia, Brindisi e Catania“. Il CEO József Váradi ha precisato che la situazione si è risolta nel giro di poche ore o al massimo un giorno, senza cancellazioni, grazie alla tecnica del tankering – cioè portare a bordo più carburante del necessario dal precedente scalo di rifornimento. Ma il fatto che Fontanarossa compaia in questo elenco è un segnale che, sulla carta, non esisteva due mesi fa.

Il conto che paga il turismo siciliano

La Sicilia dipende dal trasporto aereo in modo strutturalmente diverso dalle regioni continentali. Non è una destinazione che puoi raggiungere in treno o in auto dall’Europa del Nord. Ogni riduzione della capacità di volo si traduce direttamente in turisti in meno e, quindi, in meno reddito per un’economia che nella stagione estiva registra una quota sproporzionata del proprio PIL annuale.

Secondo quanto riportato da BlogSicilia pochi giorni fa, ITA Airways ha stimato un impatto di circa 50 milioni di euro in più di costi operativi, con un aumento atteso dei prezzi dei biglietti tra il 5 e il 10% per il 2026. Volotea, che opera rotte rilevanti verso gli aeroporti siciliani, ha già annunciato la cancellazione dell’1% dei suoi voli, con effetti su collegamenti in Francia, Italia e Spagna. Il CEO di Ryanair, Michael O’Leary, ha dichiarato apertamente di ritenere possibile un’interruzione delle forniture di carburante verso l’Europa da maggio, con effetti sui prezzi fino a giugno.

C’è una lettura che gli operatori del settore stanno tenendo in considerazion  e che va registrata: chi rinuncia a Medio Oriente, Egitto o Golfo Persico potrebbe orientarsi verso il Mediterraneo. In questo scenario, la Sicilia – con Palermo, Catania, Trapani e Comiso – diventerebbe paradossalmente più attrattiva per il turismo europeo. Ma perché questa opportunità si realizzi, serve che i voli continuino a operare.

Cosa succede a Lufthansa e agli altri grandi vettori

Lufthansa ha già anticipato le misure che aveva in programma per fine stagione: lascerà a terra 27 aerei della sussidiaria regionale Cityline a partire da questo sabato, taglierà voli su rotte a corto, medio e lungo raggio, e metterà fuori servizio quattro Airbus A340-600 entro la fine dell’estate. Il CFO Till Streichert ha definito le misure “inevitabili” di fronte a “costi aumentati” per il carburante, precisando che “la crisi attuale ci costringe a implementare le misure in anticipo”.

TotalEnergies ha avvertito che se le forniture dal Golfo dovessero restare bloccate fino a giugno, non sarebbe in grado di rifornire tutti i propri clienti. Airlines for Europe (A4E), l’associazione che rappresenta Air France-KLM, Lufthansa e Ryanair, ha chiesto all’Unione europea di fornire dati in tempo reale sulle scorte di jet fuel negli aeroporti. I fornitori di carburante, per ora, non sono entusiasti di condividere questi dati commerciali sensibili.

L’unica buona notizia relativa è che gli Stati Uniti stanno compensando in parte la perdita delle forniture del Golfo: ad aprile, l’import americano di cherosene verso l’Europa coprirà quasi il 40% del fabbisogno totale, rispetto al 3% abituale. Ma anche questa quota anomala non è sufficiente a colmare il deficit stimato al 30-35% in piena stagione estiva se Hormuz restasse chiuso.

Cosa fare se hai già prenotato un volo

Per chi ha un volo prenotato verso o dalla Sicilia nei prossimi mesi, alcune indicazioni operative concrete.

Il Regolamento UE 261/2004 stabilisce che in caso di cancellazione il passeggero ha diritto a scegliere tra rimborso integrale entro sette giorni oppure riprotezione su un volo alternativo. Se la cancellazione avviene con meno di 14 giorni di preavviso, scatta anche il diritto a una compensazione pecuniaria tra 250 e 600 euro – a meno che la compagnia non dimostri che si tratta di circostanze eccezionali e assolutamente imprevedibili. La carenza strutturale di carburante, tuttavia, è una questione giuridica ancora aperta rispetto alla classificazione come “circostanza eccezionale”.

Non accettare voucher se si preferisce il rimborso in denaro: la scelta spetta al passeggero, non alla compagnia. Tenere sotto controllo lo stato del volo nei sette giorni precedenti la partenza. Consultare le comunicazioni ufficiali di ENAC e della Farnesina per eventuali direttive d’emergenza.