In uno scenario economico internazionale segnato da tensioni geopolitiche, oscillazioni dei prezzi, difficoltà di approvvigionamento e crescente instabilità dei mercati, il comparto agricolo guarda a modelli produttivi capaci di coniugare sostenibilità, redditività e maggiore solidità finanziaria.

Tra queste soluzioni si inserisce la startup siciliana Serra Archimede, con base a Ragusa, che ha sviluppato un sistema di serra integrata capace di affiancare alla coltivazione agricola di qualità la produzione di energia sullo stesso terreno, destinata ad autoconsumo o vendita.


Il modello – già indicato come possibile soluzione per food security e transizione energetica dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) e UNIDO (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale) – punta a ridurre l’esposizione alla volatilità dei costi energetici, diversificare i ricavi e rafforzare la capacità delle imprese di programmare investimenti nel medio-lungo periodo. La presenza di più fonti di reddito, infatti, può rappresentare un elemento strategico di stabilità in un contesto influenzato da variabili esterne spesso imprevedibili.

L’integrazione tra agricoltura ed energia incide anche sul profilo finanziario delle aziende. Flussi economici più stabili e ricavi diversificati possono migliorare i parametri di accesso al credito e la bancabilità complessiva dei progetti, soprattutto per le realtà di minori dimensioni.

È questo il modello presentato da Serra Archimede per la prima volta a MacFrut, la rassegna internazionale della filiera ortofrutticola in corso al Rimini Expo Centre dal 21 al 23 aprile 2026. 


“Partivamo da un prodotto ancora in fase prototipale. Nel corso del 2025 abbiamo raggiunto la piena consapevolezza della maturità industriale del modello, anche grazie al percorso di certificazione e alla validazione delle performance tecnologiche ed economiche dell’impianto. È stato il passaggio che ci ha consentito di entrare in una nuova fase di sviluppo – ha dichiarato il ceo di Serra Archimede Arturo Arezzo -. Oggi siamo già impegnati nella realizzazione di un grande impianto per un primario cliente terzo in Italia e stiamo sviluppando altri due interventi. Parallelamente stiamo costruendo una rete commerciale strutturata”.


“Abbiamo messo in campo un piano industriale che prevede la realizzazione di venti investimenti attraverso società di scopo distribuite sull’intero territorio nazionale: il 50 per cento nel Mezzogiorno, il 25 per cento nel Centro Italia e il restante 25 per cento nel Nord, con particolare attenzione alle aree a maggiore vocazione agroindustriale – ha spiegato il ceo -. La sfida principale è dimostrare che esiste un modello di business capace di integrare realmente produzione agricola e produzione energetica, senza sacrificare la qualità delle colture e valorizzando al massimo il terreno. In termini economici questo sistema consente, in linea generale, di raddoppiare le revenue generate da un ettaro. Un terreno destinato a produzioni ortofrutticole pregiate può passare, ad esempio, da valori medi di circa 150 mila euro annui fino a 300 mila euro, grazie all’integrazione con la vendita di energia e all’autoconsumo”.


“Questo approccio crea inoltre condizioni nuove di bancabilità per le imprese agricole. Si tratta di un tema decisivo soprattutto per le aziende di dimensioni più piccole, che spesso incontrano difficoltà nel dialogo con il sistema creditizio. La diversificazione dei ricavi e la maggiore stabilità finanziaria rendono invece questi investimenti più solidi e credibili agli occhi del mercato”, ha concluso Arturo Arezzo.

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