Barbara D’Urso porta Mediaset in tribunale. La notizia è di oggi, 23 aprile, e arriva dopo che la procedura di mediazione si è conclusa con un nulla di fatto. Lo ha anticipato La Stampa.

Al centro della causa ci sono tre fronti distinti: i diritti d’autore su sedici anni di programmi firmati come autrice, la proprietà del format Live — Non è la D’Urso, e la richiesta di scuse per un post del 2023 che la conduttrice considera ancora irrisolto. Mediaset ha risposto con un comunicato ufficiale, emesso tramite il proprio legale, il prof. Andrea Di Porto: “L’Azienda respinge ogni addebito mosso dalla signora d’Urso. L’azione legale contiene una ricostruzione dei fatti strumentale e non corrispondente alla realtà. Le pretese risarcitorie della conduttrice sono del tutto infondate. Mediaset ha sempre agito nel rispetto degli obblighi assunti e in conformità con la propria linea editoriale, pertanto è fiduciosa sull’esito positivo della controversia”.

Il post del 2023 e la questione delle scuse

Il primo nodo risale al marzo 2023. Sul profilo ufficiale “Qui Mediaset” comparve un post ritenuto ingiurioso dalla conduttrice. L’azienda sostenne di aver subito un hackeraggio. Successivamente Mediaset avrebbe riconosciuto l’errore con scuse pubbliche rivolte ai follower, ma non direttamente a D’Urso. Secondo i legali della conduttrice, quella mancanza costituisce una violazione del Codice Etico aziendale.

Il punto non è marginale: in un contenzioso di questa portata, anche la forma conta. Le scuse non ricevute non sono solo un fatto emotivo, ma parte di un quadro più ampio in cui D’Urso sostiene di non aver ottenuto da Mediaset il riconoscimento formale a cui aveva diritto.

I diritti d’autore: sedici anni di programmi e un format da rivendicare

Il fronte economicamente più rilevante riguarda i diritti d’autore. I legali di D’Urso contestano il mancato corrispettivo per i programmi firmati come autrice in 16 anni di lavoro e per il format di sua proprietà, Live — Non è la D’Urso, il talk show andato in onda in prima serata tra il 2019 e il 2021.

La questione che emerge è più ampia di una singola voce contrattuale: chi è autore di un programma televisivo prodotto all’interno di una grande azienda editoriale? Il confine tra contributo creativo del conduttore e proprietà industriale dell’emittente non è sempre nitido e le cause su questo tema — in Italia come all’estero — hanno precedenti significativi. D’Urso rivendica di aver costruito format riconoscibili, con un’identità autoriale precisa, per i quali non avrebbe ricevuto la quota di diritti che le spetterebbe.

Mediaset ha replicato anche su questo fronte attraverso fonti interne. Secondo quanto comunicato dall’azienda, Barbara D’Urso “solo grazie ai contratti ha raggiunto una cifra vicina ai 35 milioni di euro per i suoi anni di collaborazione, ai quali sono da aggiungere gli introiti ricevuti dagli investitori pubblicitari, che non sono quantificabili”. Una cifra che l’azienda considera incompatibile con la tesi del mancato riconoscimento economico.

Il nodo ospiti: De Filippi, Toffanin e le liste preventive

Il terzo fronte è quello che ha suscitato più attenzione. Secondo quanto riportato da La Stampa, D’Urso avrebbe avuto l’obbligo di far approvare preventivamente l’elenco degli ospiti di tutte le sue trasmissioni alle produzioni di Maria De Filippi e Silvia Toffanin. Un’accusa che, se confermata, descriverebbe un sistema di controllo editoriale incrociato tra conduttori della stessa rete.

La risposta è arrivata rapida e diretta. Fascino, la società di produzione di Maria De Filippi, ha comunicato a Fanpage.it di voler prendere distanza dall’accusa: “Mai state liste, non c’era nessun passaggio intermedio tra noi e i programmi di Barbara D’Urso.” Fonti vicine a Verissimo hanno confermato la stessa versione per quanto riguarda Silvia Toffanin. fanpage

Perché il contratto non fu rinnovato nel 2023

Sul capitolo dell’uscita da Mediaset, l’azienda fornisce la propria ricostruzione attraverso fonti interne. In fase di rinnovo del contratto, nel 2023, sarebbe stata proposta a D’Urso la prosecuzione di Pomeriggio 5. Il rinnovo non si sarebbe concretizzato a fronte della pretesa della conduttrice di ottenere la conduzione di due prime serate, ritenute incompatibili con le esigenze di palinsesto. L’azienda nega che l’allontanamento abbia avuto qualcosa a che fare con un cambio di linea editoriale, versione che, invece, circolava come spiegazione alternativa nei mesi successivi alla separazione.

La causa è aperta. Le posizioni delle parti sono nette e distanti. Sarà il tribunale a stabilire quale delle due ricostruzioni corrisponde alla realtà dei fatti.