Alla data di ieri, 23 aprile, fare il pieno in Sicilia costa più che in quasi tutta Italia. I dati regionali pubblicati dal MIMIT — il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che li aggiorna ogni mattina sulla base delle comunicazioni obbligatorie dei distributori — fissano il prezzo medio della benzina self nell’Isola a 1,752 euro al litro e quello del gasolio self a 2,075 euro al litro. Due cifre che collocano la Sicilia al quinto posto della classifica nazionale delle regioni più care, per entrambi i carburanti.

Un costo che non riguarda solo chi guida

Il Codacons ha elaborato i dati MIMIT e ha pubblicato oggi un comunicato che va oltre il semplice confronto di prezzi alla pompa. Per l’associazione dei consumatori, il nodo del caro carburante in Sicilia è strutturale e investe l’intera economia regionale: dai trasporti alla distribuzione delle merci, dalla filiera agroalimentare fino al prezzo finale di ciò che si compra al mercato o al supermercato.

“Non è accettabile che i cittadini siciliani continuino a pagare carburanti tra i più cari d’Italia, in un territorio dove i collegamenti pubblici sono spesso insufficienti e dove molte famiglie sono costrette a utilizzare l’auto per lavorare, studiare, curarsi e spostarsi quotidianamente”, ha dichiarato Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons.

In questo contesto, un pieno di gasolio da 50 litri costa oltre 103 euro. Un anno fa, alla stessa data, si restava abbondantemente sotto quella soglia.

Il gasolio: il dato più pesante

Tra i due carburanti, è il gasolio a preoccupare di più, e non soltanto gli automobilisti. Il gasolio alimenta, infatti, i mezzi pesanti, i furgoni della distribuzione, i trattori agricoli, i pescherecci, gli autobus. Ogni centesimo in più al litro si moltiplica per decine di migliaia di litri consumati ogni giorno sul territorio regionale.

“Il prezzo del gasolio rappresenta un campanello d’allarme gravissimo, perché incide sui trasporti, sulla filiera agroalimentare, sul commercio e, alla fine, sulle famiglie. Quando aumenta il carburante, non aumenta solo il costo del pieno: aumentano i costi della vita”, ha sottolineato ancora Tanasi.

Non è un timore astratto. La posizione geografica insulare della Sicilia incide direttamente sui costi di approvvigionamento dei carburanti: le forniture devono attraversare lo Stretto e quella logistica ha un costo che si scarica sui prezzi finali.

Il contesto nazionale: prezzi alti ovunque, ma con differenze marcate

La situazione siciliana si inserisce in un quadro nazionale già difficile. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha convocato le principali compagnie petrolifere chiedendo un adeguamento immediato dei prezzi, segnale che anche il Governo ha riconosciuto l’anomalia di una pompa che non scende nonostante il calo delle quotazioni internazionali del greggio.

Il Codacons ha contestato l’interpretazione del MIMIT secondo cui l’Italia registrerebbe la crescita più contenuta dei prezzi in Europa: senza il taglio delle accise da 24,4 centesimi di euro, l’Italia si piazzerebbe in testa alla classifica europea del caro gasolio, con un prezzo medio nella settimana 13-20 aprile pari a 2,358 euro al litro, superando Paesi Bassi, Finlandia e Francia. A livello regionale, la media nazionale al 22 aprile si attestava su 1,763 euro al litro per la benzina e 2,106 euro al litro per il gasolio. La Sicilia si colloca quindi sotto la media nazionale per il gasolio ma resta quinta per il caro benzina, un dato che va letto insieme alla specificità insulare e all’assenza di alternative credibili al trasporto privato.

La richiesta del Codacons: controlli e trasparenza

Il Codacons chiede al Governo e alle autorità competenti un intervento che si articola su due livelli. Il primo è operativo: controlli rafforzati sull’intera filiera dei carburanti, con verifiche puntuali sui margini praticati e su eventuali anomalie territoriali che non trovino giustificazione nei costi di approvvigionamento. Il secondo è politico: un segnale che il caro carburante non venga scaricato sistematicamente su famiglie, lavoratori e imprese di un territorio già penalizzato.

“Chiediamo al Governo e alle autorità competenti di intervenire con urgenza, perché il caro carburanti non può essere scaricato ancora una volta su famiglie, lavoratori e imprese. La Sicilia non può continuare a essere penalizzata anche sul costo della mobilità”, ha concluso Tanasi.