L’ex deputata regionale ed ex eurodeputata Eleonora Lo Curto è stata condannata a pagare 13.024 euro, oltre rivalutazione e interessi al tasso legale, a un suo ex dipendente, il 50enne marsalese Davide Sorrentino, che per lei svolgeva le mansioni di autista e che due anni fa le ha fatto causa, sostenendo di avere lavorato per più ore al giorno rispetto a quanto previsto dal suo contratto e per questo ha chiesto il pagamento delle differenze retributive.
A condannare la Lo Curto è stato il giudice del lavoro del tribunale di Marsala Cinzia Immordino. La sentenza è stata appellata, con richiesta di sospensiva. Ma quest’ultima non è stata giudicata ammissibile dalla corte d’appello di Palermo.
Lo Curto, quindi, in attesa del secondo grado (il cui avvio è stato fissato per il 2028), dovrà pagare quanto sentenziato in primo grado.
“Rilevo con disappunto che i toni della campagna elettorale per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale di Marsala trascendono anche su fatti non attuali che vengono rimestati per disonorare la mia persona. E’ il caso della “notizia” fatta arrivare alle testate giornalistiche sulla condanna che ho subito da parte del Giudice del lavoro di Marsala parecchi mesi fa, relativa ad una causa intentata da un mio ex collaboratore parlamentare. Va detto che rispetto alle richieste monstre fatte dal medesimo, il giudice del lavoro ha ridotto quanto richiesto dell’80%, a testimonianza delle intenzioni certamente proditorie che hanno mosso il ricorrente. Ho già presentato appello ed avendo la coscienza a posto, ritengo che la Corte di appello del Lavoro farà giustizia”. Lo afferma Eleonora Lo Curto, ex deputata regionale e commissario provinciale a Trapani della Lega per Salvini premier.
Alle parole della ex parlamentare si aggiungono quelle del suo legale, Duilio Piccione. “Nella mia qualità di difensore – dice Piccione – è indispensabile chiarire ai lettori i punti cruciali della vicenda. Stiamo parlando di una sentenza di primo grado, che non è affatto definitiva. Anche su quella restante minima parte di condanna a 13 mila euro, riteniamo che il Giudice abbia commesso degli evidenti errori nella valutazione delle prove. Per questo motivo abbiamo già fatto ricorso in Appello, con la fondata convinzione che nel secondo grado di giudizio l’errore verrà corretto, cancellando anche quest’ultima contestazione. Fino ad oggi i lettori hanno potuto leggere una ricostruzione basata essenzialmente sulla versione di chi ha fatto causa. Così però si consente di fuorviare l’opinione pubblica e ledere ingiustamente l’immagine della mia assistita, la cui condotta nei confronti dei lavoratori è sempre stata improntata alla massima correttezza”.






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