Domani, 30 aprile 2026, la Procura di Milano chiamerà a rispondere i due indagati più in vista dell’inchiesta sugli arbitri. Le risposte, però, sono già arrivate oggi, almeno sul piano della strategia difensiva. Gianluca Rocchi non si presenterà. Andrea Gervasoni sì.

L’avvocato di Rocchi, Antonio D’Avirro, ha comunicato la decisione in modo netto: il suo assistito avrebbe voluto comparire davanti al PM Maurizio Ascione, ma il legale ha scelto diversamente. Rocchi voleva presentarsi, ma il legale ha deciso di rinunciare. Sul piano giuridico, è un diritto che non comporta conseguenze dirette nel procedimento. Sul piano della narrazione dell’inchiesta, lascia la Procura libera di lavorare sugli atti già acquisiti senza che una versione difensiva del diretto interessato entri nel fascicolo prima della chiusura delle indagini preliminari.

Il supervisore VAR Andrea Gervasoni, che si è autosospeso dopo l’invito a comparire, sarebbe, invece, intenzionato a rispondere alle domande del PM Ascione. Lo ha confermato il suo avvocato Michele Ducci. Gervasoni è indagato per frode sportiva in concorso per quanto accaduto in Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025: una partita di Serie B in cui un rigore prima assegnato agli emiliani fu revocato dopo l’intervento della sala VAR. Secondo l’accusa, avrebbe esercitato pressioni sull’addetto VAR Luigi Nasca.

Cosa è già emerso: i verbali di Colombo e Doveri

Non bisogna aspettare domani per capire che l’inchiesta ha fatto passi avanti. Dalle testimonianze degli arbitri sentiti nell’inchiesta della Procura di Milano sarebbe emersa la conferma delle sospette designazioni pilotate, secondo quanto riportato dall’ANSA. Il dato riguarda i verbali di Andrea Colombo e Daniele Doveri, i due arbitri al centro della ricostruzione sul presunto vertice del 2 aprile 2025 a San Siro, durante la semifinale di andata di Coppa Italia tra Inter e Milan.

La ricostruzione degli inquirenti è questa: Colombo era considerato l’arbitro “gradito” all’Inter e fu designato per Bologna-Inter del 20 aprile 2025, partita terminata uno a zero per i padroni di casa, con goal allo scadere di Orsolini. Doveri, ritenuto “poco gradito” ai nerazzurri, fu invece assegnato alla semifinale di ritorno di Coppa Italia tra Inter e Milan del 23 aprile – partita persa dai nerazzurri tre a zero –  in modo da tenerlo lontano dall’eventuale finale e dalle ultime giornate di campionato dell’Inter. Quello che ora emerge dai verbali è che gli stessi arbitri avrebbero avuto una qualche consapevolezza interna di queste dinamiche. Non solo accuse provenienti dall’esterno del sistema, ma elementi che arrivano dall’interno.

Dai verbali emergerebbe anche un quadro più strutturato del meccanismo: le valutazioni post-partita non servivano soltanto a misurare la qualità tecnica degli arbitri, ma a gestire carriere e compensi secondo logiche di appartenenza. Chi usciva dalla fazione di Rocchi, secondo alcune testimonianze, si trovava davanti a quella che viene descritta come un'”epurazione” interna.

Il codice “Gioca Jouer” e la sala VAR di Lissone

Nelle ultime ore si è parlato dell’esistenza di un possibile sistema “Gioca Jouer“, con riferimento ai presunti gesti fisici utilizzati da Rocchi e altri all’esterno delle stanze VAR di Lissone per indirizzare le scelte dei moviolisti. Pugno chiuso per intervenire, mano aperta per il contrario: un codice non verbale che avrebbe aggirato il protocollo che impone l’autonomia delle sale VAR da qualsiasi interferenza esterna.

Resta sullo sfondo, senza ancora far parte formalmente del fascicolo, l’episodio di Inter-Roma del 27 aprile 2025: la trattenuta di N’Dicka su Bisseck e il rigore non concesso. Secondo fonti investigative citate da alcune testate, nella sala VAR di Lissone si sarebbe consumata una lite tra Gervasoni e Nasca durante il check su quell’episodio, con l’assistente Marco Piccinini che aveva segnalato il fallo. I file originali di quella partita sarebbero stati acquisiti dalla Procura. Non è una partita contestata, ma è un elemento che aleggia sull’inchiesta senza ancora trovarvi posto ufficiale.

Gli indagati, le partite, lo stato dell’indagine

Restano cinque gli indagati: Rocchi, il supervisore VAR Gervasoni, gli assistenti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo, e Daniele Paterna, accusato di falsa testimonianza. Cinque sono anche le partite nel mirino, tutte della stagione 2024-25. I club e i loro responsabili non c’entrano, almeno per il momento. L’indagine è nata nell’ottobre 2024 e ha registrato un’accelerazione ad aprile 2025 con l’iscrizione di Rocchi. Il 21 aprile scorso è stata chiesta una proroga di sei mesi al GIP: segnale che il fascicolo è ancora in costruzione e che la fase di raccolta degli elementi non si considera conclusa. I testimoni già sentiti sarebbero circa ventinove.