Mangiare una pizza fuori casa non è più l’esperienza economica di una volta. Nel 2026, una pizza con bibita può arrivare fino a 28 euro, con aumenti che in alcune città toccano il 60% rispetto al 2021. I dati dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, diffusi da AltroConsumo, raccontano un’Italia sempre più divisa, dove lo stesso pasto può costare il triplo a seconda del locale e della città.

Quanto costa oggi una pizza in Italia

Il costo medio di una pizza con bibita è aumentato del 4,4% rispetto all’ultimo anno e di circa il 26% rispetto al 2021. Un incremento costante che sta modificando profondamente le abitudini degli italiani.

La soglia dei 10 euro, un tempo considerata standard, è ormai sempre più rara. In molte città, il prezzo si colloca tra i 10 e i 12 euro, con una media nazionale che supera ormai i 12 euro.

Le città più care: sorpresa Bolzano

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono Milano o Venezia le città più costose. In cima alla classifica c’è Bolzano, dove una pizza con bibita costa mediamente 15 euro.

Subito dopo troviamo Palermo e Sassari, entrambe con prezzi poco superiori ai 14,50 euro. Seguono Trento e Firenze, stabilmente nella fascia alta.

Roma, con una media di 11,45 euro, resta relativamente accessibile rispetto ad altre grandi città italiane.

Sotto i 10 euro resistono poche eccezioni, tra cui Reggio Calabria e Livorno, ormai veri e propri baluardi della convenienza.

Se si guarda oltre la media, emerge un dato ancora più significativo: la variabilità dei prezzi. Palermo è il caso più emblematico.

Qui una pizza con bibita può costare da 9 a 28 euro. Una differenza superiore al triplo, che evidenzia una polarizzazione sempre più marcata del mercato.

Situazioni simili si registrano anche a Milano, dove si passa da 8 a 22,50 euro, e a Firenze, con prezzi tra 8,50 e 20 euro.

Al contrario, città come Reggio Calabria mostrano una stabilità maggiore: il divario tra prezzo minimo e massimo è di appena 2 euro. Bari, Perugia e Terni seguono con differenze di circa 2,5 euro.

Rincari record: fino al 60% in cinque anni

Il confronto con il 2021 evidenzia aumenti impressionanti. Palermo guida la classifica con un rincaro del 60%.

Segue Napoli con un aumento del 51%. Sassari, Bolzano e Udine registrano incrementi compresi tra il 38% e il 43%.

La pizza sta quindi perdendo la sua dimensione popolare.

Aumenti più rapidi dell’inflazione

Il costo della pizzeria cresce più velocemente dell’inflazione. A Udine l’aumento annuale sfiora il 13%, mentre Bari e Pescara superano la doppia cifra.

Roma e Brescia si avvicinano a questi livelli, mentre Napoli registra un incremento del 7,8%.

Non mancano eccezioni: Venezia segna una diminuzione del 3,2%, Parma addirittura del 9,3%. Tuttavia, si tratta di casi isolati in un contesto generale di crescita.

Non solo pizza: anche il panino diventa caro

Il fenomeno non riguarda solo la pizza. Anche il panino al bar, tradizionalmente simbolo di economicità, sta diventando più costoso.

Dal 2025 il prezzo medio è aumentato di oltre il 5%, mentre in cinque anni la crescita ha raggiunto il 23,5%. Oggi un panino costa mediamente circa 4 euro.

La forbice è ampia: si va dai 2,30 euro di Terni ai quasi 6 euro registrati a Trento, Milano e Verona.

Differenze fino a quattro volte

In alcune città, il prezzo del panino può addirittura quadruplicare. Succede a Venezia, dove si passa da 1,50 a 6,50 euro, a Bolzano da 2 a 8 euro e a Udine da 2 a 7,50 euro.

Anche qui emergono rincari significativi: Verona registra un +24,1% in un solo anno, seguita da Cagliari (+18,5%) e Bari (+17,6%).

Nel lungo periodo, Verona segna un aumento dell’88%, Perugia del 49%, Terni del 37,7% e Napoli del 35,6%.

Una trasformazione culturale

Dietro questi numeri non ci sono solo fattori economici come energia e materie prime. Sta cambiando il modello stesso della ristorazione.

La pizzeria di quartiere, storicamente accessibile e inclusiva, si sta trasformando. L’offerta si diversifica, nascono proposte gourmet e cresce la distanza tra locali economici e ristoranti di fascia alta.

Il risultato è un’Italia dove anche una semplice pizza non è più uguale per tutti.