Palermo ripiomba in un clima di terrore e violenza armata, rivivendo scene di criminalità efferata in una spirale di fuoco durata meno di diciassette ore. Al centro degli scontri, secondo gli inquirenti, una faida maturata negli ambienti dello spaccio di stupefacenti che ha collegato il quartiere Fiera-Acquasanta in un unico asse di sangue. L’inchiesta ha portato al fermo di due giovani, Giovanni e Salvatore Gioè di 21 e 20 anni e Rosario Sposito di 28 anni, accusati di tentato omicidio con l’aggravante del metodo mafioso.
La prima sparatoria in via Don Minzoni
Il primo segnale di guerra è arrivato intorno alle 2 del mattino del 30 aprile in via Don Minzoni. Il silenzio della notte è stato squarciato da una ventina di colpi di arma lunga, calibro 7,62, esplosi probabilmente da un kalashnikov. Un uomo con il volto coperto è sceso da un’auto bianca e ha scaricato il piombo contro una Fiat 595 Abarth nera parcheggiata davanti al civico 2. I proiettili hanno crivellato la carrozzeria e infranto la vetrata di un’abitazione riconducibile al nucleo familiare dei due odierni arrestati. Nonostante i tentativi di depistaggio iniziali da parte di alcuni testimoni, che avevano negato il funzionamento dei sistemi di videosorveglianza, le immagini recuperate dagli investigatori hanno mostrato la presenza di Sposito e Gioè nei pressi del luogo dell’attentato subito dopo gli spari.
La seconda sparatoria in via Montalbo
La tensione è esplosa nuovamente nel tardo pomeriggio, intorno alle 19, nel cuore del mercato rionale di via Montalbo. In pieno giorno e tra le bancarelle affollate, un commando a bordo di due scooter ha intercettato Danilo D’Ignoti, 37 anni. Due sicari sono scesi dai mezzi e hanno iniziato un inseguimento a piedi, pistola in pugno, sparando ripetutamente contro l’uomo. Durante la fuga disperata verso via Venanzio Marvuglia, D’Ignoti è rimasto ferito a una coscia, mentre un proiettile vagante ha colpito accidentalmente una passante alla gamba.
I fermi della squadra mobile
Le indagini lampo condotte dalla Polizia hanno incrociato i filmati dei due episodi. I volti e i movimenti dei passeggeri degli scooter ripresi nel pomeriggio coincidevano perfettamente con i soggetti identificati nella notte in via Don Minzoni. La pressione degli investigatori ha spinto Giovanni Gioè a presentarsi in questura a mezzanotte, seguito poche ore dopo da Rosario Sposito, che è stato rintracciato e catturato dalle forze dell’ordine e poi anche Giovanni Gioè.
Secondo la ricostruzione della Procura, il movente dietro questa escalation di violenza sarebbe da ricercare in profondi contrasti legati a debiti di droga. Gli scontri tra i gruppi criminali della zona hanno trasformato le strade cittadine in un campo di battaglia, mettendo a rischio la vita dei residenti e dei passanti. La contestazione dell’aggravante mafiosa sottolinea la pericolosità e il contesto organizzato in cui i due giovani si muovevano, confermando l’allarme per la gestione del traffico di stupefacenti nei quartieri storici della città.






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