Tra asfalto dissestato, lavori contestati e rabbia crescente, la “buca infinita” diventa il simbolo di una città che pretende fatti e non più promesse
A Randazzo il tempo sembra essersi fermato.
A distanza di oltre un anno dalle prime denunce pubbliche, dalle fotografie circolate sui social e dagli articoli che accesero il dibattito cittadino, Via Bonaventura continua a mostrare lo stesso identico volto: asfalto rovinato, buche profonde e disagi quotidiani.
Nel cuore della città, lungo la SS 120 e a pochi metri dall’incrocio con la SS 116 Randazzo–Capo d’Orlando, quella che avrebbe dovuto essere una strada simbolo di accoglienza continua invece a rappresentare l’emblema dell’abbandono urbano. Ogni giorno centinaia di automobilisti, residenti, mezzi commerciali e visitatori attraversano quel tratto trovandosi davanti uno scenario che ormai da tempo alimenta indignazione e sfiducia.
Quella ferita sull’asfalto non è mai stata realmente chiusa.
E oggi, osservando la situazione, molti cittadini parlano apertamente di fallimento degli interventi eseguiti.
Il biglietto da visita che Randazzo non merita
Via Bonaventura non è una strada secondaria dimenticata nella periferia cittadina. È uno snodo fondamentale della viabilità randazzese, uno degli accessi principali al centro urbano e al patrimonio storico della città.
Chi arriva a Randazzo passa inevitabilmente da lì.
Ed è proprio lì che si scontra con una realtà che contrasta con la storia, la cultura e il valore turistico di uno dei borghi medievali più affascinanti della Sicilia.
Da anni cittadini e commercianti denunciano una situazione diventata insostenibile: buche pericolose, rattoppi che cedono dopo pochi mesi, continui disagi alla circolazione e rischi concreti per automobilisti e motociclisti.
Non si tratta soltanto di una questione estetica.
Il degrado stradale incide sulla sicurezza, danneggia i veicoli e alimenta un senso diffuso di trascuratezza amministrativa.
I lavori affidati fuori dal territorio
Quando le polemiche esplosero pubblicamente, i commissari chiamati a guidare il Comune decisero di intervenire con lavori di manutenzione straordinaria.
La scelta fece discutere: gli interventi vennero affidati a una ditta esterna, non legata al territorio randazzese. Una decisione motivata dalla volontà di garantire massima trasparenza ed evitare qualunque ombra legata a possibili condizionamenti o rapporti opachi nel sistema degli appalti.
L’obiettivo dichiarato era chiaro: lavori eseguiti correttamente e una soluzione definitiva a un problema che da anni esaspera la cittadinanza.
In un primo momento molti cittadini accolsero positivamente quella linea dura, sperando finalmente in un cambio di passo concreto.
Ma il risultato, oggi, appare sotto gli occhi di tutti.
Le buche sono tornate nello stesso punto
A meno di un anno dagli interventi, l’asfalto si è nuovamente deteriorato proprio nello stesso tratto già oggetto dei lavori.
Stesse crepe.
Stessi cedimenti.
Stessi disagi.
Una situazione che ha riacceso rabbia e polemiche, soprattutto perché i cittadini si aspettavano interventi duraturi e non semplici rattoppi destinati a sgretolarsi nel giro di pochi mesi.
È questo il punto che alimenta maggiormente il malcontento: la sensazione che troppo spesso si intervenga senza una vera programmazione strutturale, inseguendo le emergenze anziché risolverle definitivamente.
Per molti residenti il problema non è più soltanto la buca in sé, ma il metodo con cui vengono affrontate le criticità della città.
Cresce la sfiducia dei cittadini
Tra i randazzesi aumenta la delusione.
C’è chi parla di spreco di denaro pubblico, chi chiede maggiori controlli sulla qualità dei lavori eseguiti e chi denuncia anni di manutenzione insufficiente.
Sui social tornano a circolare immagini e video del tratto dissestato, accompagnati da commenti ironici ma carichi di amarezza. Automobilisti costretti a frenate improvvise, motociclisti che evitano la zona per motivi di sicurezza e cittadini sempre più stanchi di convivere con problemi che si ripresentano ciclicamente.
Il rischio più grave, però, è un altro: l’assuefazione al degrado.
Quando una comunità smette di indignarsi, il problema non riguarda più soltanto le strade. Diventa un tema sociale, culturale e politico.
Le elezioni come banco di prova
In questo clima di tensione e sfiducia, Randazzo si avvicina alle prossime elezioni amministrative. Tra meno di due settimane i cittadini saranno chiamati a scegliere il nuovo sindaco tra cinque candidati.
Ed è inevitabile che anche la vicenda di Via Bonaventura finisca al centro del dibattito politico.
Perché quella buca è ormai diventata molto più di un semplice problema stradale: rappresenta il simbolo di una città che chiede manutenzione seria, efficienza amministrativa e interventi capaci di durare nel tempo.
I cittadini non chiedono opere straordinarie.
Chiedono normalità: strade sicure, controlli sui lavori pubblici, programmazione e rispetto per gli spazi urbani.
Condizioni essenziali per una città che vuole valorizzare davvero il proprio patrimonio storico e turistico.
Oltre l’emergenza: serve una visione
Il caso di Via Bonaventura dovrebbe aprire una riflessione più ampia sullo stato delle infrastrutture cittadine e sulla gestione della manutenzione pubblica.
Le emergenze continue non possono sostituire la programmazione. Servono controlli tecnici rigorosi, investimenti mirati e soprattutto continuità amministrativa.
Perché ogni strada dissestata racconta qualcosa di più profondo: il rapporto tra cittadini e istituzioni.
E oggi Randazzo sembra chiedere soprattutto questo: credibilità, presenza e soluzioni definitive.
Con la speranza che la prossima amministrazione riesca finalmente a trasformare quella che è diventata la “buca in
finita” da simbolo del degrado a punto di ripartenza per l’intera città.
Alfio Papa
Luogo: Via Bonaventura , 65, RANDAZZO, CATANIA, SICILIA



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