Yari Aglianò è uscito dal carcere. La Corte d’Assise di Siracusa ha deciso che l’imputato nel processo per il sequestro di Scicli può attendere il verdetto ai domiciliari, con il divieto di parlare con chiunque non sia un familiare convivente o il suo avvocato. Il provvedimento, firmato il 19 maggio dalla presidente Federica Piccione, accoglie l’istanza della difesa e riconosce che, dopo quasi due anni, tenere l’uomo in cella non è più necessario anche perché ha un figlio da accudire
“E’ un errore giudiziario”
Il suo legale, l’avvocato Junio Celesti, non usa giri di parole: “È un errore giudiziario”. E aggiunge che il dibattimento, udienza dopo udienza, sta smontando le accuse contro il suo assistito. Aglianò è a processo insieme a Andrea Failla e al cittadino cingalese Tharinda Mallawa. Un quarto imputato, Francesco Mollica, aveva invece scelto il rito abbreviato: il gip del Tribunale di Catania lo ha condannato a otto anni di reclusione, meno dei dodici chiesti dal pubblico ministero
La vicenda
La storia comincia il 20 giugno 2024 nel quartiere Jungi di Scicli, dove due gruppi di giovani si ritrovano di fronte per una questione di droga andata storta. Un sodalizio di ragazzi modicani e sciclitani aveva ricevuto da coetanei siracusani circa quattro chili di hashish, quindicimila euro di merce , senza poi pagare.
La spedizione
La risposta del gruppo siracusano non si fece attendere: una spedizione armata a Scicli, una sparatoria nel quartiere e il sequestro di un diciannovenne, residente a Modica e di origini nordafricane, portato via come ostaggio per ottenere la restituzione della droga o dei soldi. Il ragazzo tentò di fuggire gettandosi dall’auto in corsa e fu ferito con un colpo di pistola alla spalla. Il giorno dopo i carabinieri del gruppo di intervento speciale lo liberarono da un appartamento popolare di via Privitera, a due passi da piazza Santa Lucia a Siracusa. L’inchiesta portò nel gennaio 2025 a nove arresti, quattro dei quali riguardanti minorenni, già condannati in primo grado dal Tribunale per i Minorenni di Catania.
I video su TikTok
Per dimostrare che Aglianò non c’entra nulla con quel sequestro, l’avvocato Celesti ha costruito una difesa su un elemento insolito: i video di TikTok. Alcuni frammenti pubblicati sul social network lo ritraggono in Ortigia e al mare mentre a Scicli andava in scena il rapimento. Una prova digitale e informale, ma che la difesa ritiene capace di collocare il proprio assistito fisicamente altrove. A rafforzare questa versione sono state sentite in aula anche la moglie di Aglianò e un’amica della donna, che hanno confermato la sua presenza in luoghi lontani dalla scena del crimine. Il processo continua davanti alla Corte d’Assise di Siracusa. Per Aglianò, lasciare il carcere è già un primo risultato, non un’assoluzione, ma il segnale che qualcosa, nel quadro accusatorio che lo riguarda, ha iniziato a vacillare.






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