La Procura di Modena ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia in carcere per Salim El Koudri, il 31enne che sabato 16 maggio ha investito otto persone nel centro di Modena a bordo della sua Citroen C3, ma non ha contestato né l’aggravante terroristica né quella di odio razziale, e nemmeno la premeditazione.

Lo ha comunicato l’avvocato Fausto Giannelli al termine dell’udienza di convalida, svoltasi nel carcere di Modena.

“Gli vengono contestate solo le lesioni gravissime“, ha precisato il legale fuori dal carcere, chiarendo che l‘accusa di strage rimane, così come quella di lesioni aggravate dall’uso del coltello, ma il quadro giuridico risulta sensibilmente diverso rispetto alle ipotesi che avevano circolato nelle prime ore dopo l’episodio.

Cosa contesta la Procura e cosa no

Le accuse formalmente in piedi al termine dell’udienza sono strage e lesioni aggravate dall’uso di un’arma. La Procura ha chiesto il carcere, misura cautelare che il giudice dovrà valutare in sede di convalida.

Non vengono invece contestate, almeno allo stato degli atti, tre ipotesi che avevano animato il dibattito pubblico e politico: l’aggravante del terrorismo, quella dell’odio razziale e la premeditazione. Tre elementi che, se contestati, avrebbero modificato in modo sostanziale la natura giuridica del procedimento e il peso delle pene applicabili.

La scelta della Procura di non avanzare queste contestazioni in questa fase non esclude che possano essere valutate in seguito, man mano che le indagini progrediscono. L’analisi dei dispositivi sequestrati a El Koudri è ancora in corso.

Lo stato delle indagini e la perizia psichiatrica

El Koudri si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di convalida. Il suo legale Fausto Giannelli aveva già annunciato nei giorni scorsi la richiesta di una perizia psichiatrica, definendola “la cosa più urgente”.

Come riferito dall’avvocato, El Koudri era stato in cura dal 2022 al 2024 per un disturbo schizoide della personalità, percorso interrotto senza preavviso. Negli ultimi mesi i genitori avevano notato un peggioramento del suo stato, ma non erano a conoscenza del pregresso terapeutico.

La Procura ha classificato il caso, allo stato attuale, con le ipotesi più compatibili con un gesto di natura psichiatrica senza una struttura terroristica alle spalle. Una valutazione che coincide con quanto emerso dall’analisi dei dispositivi: nessuna traccia di radicalizzazione islamista strutturata né di collegamenti con reti jihadiste.