Palermo 19 maggio 2026 – Tornano in piazza le lavoratrici e i lavoratori dell’ufficio per il processo, in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto palermitano. Domani dalle 10 alle 12 si terrà un sit-in di indetto da Fp Cgil e Usb presso piazza Vittorio Emanuele Orlando, per chiedere alla città il sostegno per una lotta di civiltà, “nel comune intento di rendere il servizio giustizia sempre più moderno ed efficiente”.

Ad un mese dalla scadenza dei contratti, non c’è nessuna certezza sul futuro dei precari della Giustizia. ”A rischio è il funzionamento degli uffici giudiziari palermitani”, denuncia la Fp Cgil Palermo che, accogliendo l’appello dei precari, prosegue il percorso di mobilitazione, dopo l’affollata assemblea del 4 maggio all’Epyc.

Oggi una delegazione della Fp Cgil Palermo, composta dal segretario Michele Morello e dagli Rsu Leandro Samuele La Bua e Valentina Muratore, ha incontrato il presidente e la dirigente amministrativa della Corte di Appello di Palermo. Un confronto proficuo, durante il quale è stata sottolineata l’esigenza di agire in modo sinergico “al fine di chiarire i profili funzionali e occupazionali dei precari attualmente in servizio presso gli uffici del distretto, con il comune intento di non disperdere le professionalità acquisite in questi anni e gli evidenti sforzi formativi ed organizzativi messi in campo dall’amministrazione”.

Negli ultimi anni i lavoratori e le lavoratrici dell’Upp hanno innovato e modernizzato la giustizia, permettendo lo smaltimento dell’arretrato e la velocizzazione dei processi, sia civili che penali. I giudici ne chiedono a gran voce la stabilizzazione, ritenendo indispensabile il loro apporto nelle rinnovate modalità di lavoro di Tribunali e Corti d’appello. Precari da oltre quattro anni, attendono di conoscere il loro destino lavorativo.

“Si tratta di professionisti che, dopo aver affrontato una stringente selezione per titoli ed esami, hanno messo in stand by le rispettive carriere, con la prospettiva che la porta del Ministero si sarebbe definitivamente aperta una volta dimostrata l’efficacia del loro apporto – aggiungono Morello, La Bua e Muratore – E invece, nonostante il pieno raggiungimento degli obiettivi Pnrr e il contratto in scadenza il prossimo 30 giugno, i precari della giustizia si ritrovano ancora senza alcuna certezza. Il ministero, pur prevedendo l’assunzione a tempo indeterminato di un contingente complessivo di 9.368 unità, lasciando fuori oltre 1.500 lavoratori, non ha però pienamente chiarito né le funzioni che concretamente saranno chiamati a svolgere né gli uffici presso cui presteranno servizio”.

I peculiari profili professionali del personale Pnrr sono, infatti, spariti dal nuovo ordinamento professionale (delineato dai soli sindacati firmatari del Ccnl 2022/2024). E lo scorso 29 aprile è stata disposta la confluenza di tali lavoratori nei tradizionali schemi organizzativi del Ministero.

“L’amministrazione, nonostante il relativo bando di stabilizzazione sia uscito il 16 marzo scorso, non ha ancora reso noto il numero di posti che saranno disponibili per singolo distretto di Corte di Appello, lasciando un enorme interrogativo, oltre che sul se, sul dove i fortunati vincitori saranno chiamati a prendere servizio – prosegue la Fp Cgil Palermo – Tutto ciò comprometterebbe il lavoro fin qui compiuto, smantellando di fatto, quantitativamente e qualitativamente, un sistema virtuoso e alterandone gli equilibri, con il rischio di paralizzare, o quasi, l’attività giudiziaria”.

L’accordo preso in Europa era chiaro: l’Italia avrebbe dovuto introdurre un nuovo modello organizzativo – già presente in moltissimi altri Stati europei – che affiancasse al magistrato una equipe di professionisti capaci di coadiuvare il magistrato dal coordinamento con la cancelleria alla stesura di bozze di provvedimenti decisori. In cambio, l’Unione si impegnava al versamento, in varie rate, di 2,78 miliardi di euro, purché nel lungo periodo, come recita lo stesso Pnrr a pagina 59, non venissero dispersi.


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