Il Parco Archeologico di Siracusa non trova pace. Il Tar per la Sicilia, sezione staccata di Catania, ha annullato la procedura di gara per l’affidamento in concessione della gestione integrata dei servizi al pubblico dei siti culturali della provincia di Siracusa. È il secondo colpo incassato in pochi mesi dalla Regione su un dossier che si trascina tra vizi procedurali, rilievi dell’Anac e ora una sentenza del giudice amministrativo.

La vicenda

La storia inizia con il primo bando, redatto dal direttore del Parco, Carmelo Bennardo, per un valore di oltre 6,5 milioni di euro. A luglio 2024 l’Anac aveva sollevato una serie di criticità: l’errata individuazione del CCNL-Contratto collettivo nazionale del lavoro –  applicabile, l’assenza di motivazioni sull’esternalizzazione del servizio, la mancanza nel capitolato dei livelli minimi di qualità previsti dalla normativa regionale. La Regione aveva ritirato il bando in autotutela.

Bando da oltre 6,5milioni

Il 31 ottobre 2025 il direttore Bennardo aveva firmato la determina n. 346 per avviare una nuova procedura europea. Il 10 febbraio 2026 la Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana aveva formalmente indetto la gara, pubblicando l’avviso il 12 febbraio. Valore stimato: 6.518.941,54 euro oltre IVA, per una concessione quadriennale che avrebbe riguardato il Museo Archeologico “Paolo Orsi”, l’Area della Neapolis, Palazzo Bellomo, il Castello Maniace, la Villa Romana del Tellaro a Noto e l’area di Akrai a Palazzolo Acreide.

Il ricorso di Aditus

A impugnare il nuovo bando è stata Aditus S.r.l., la stessa società che fino all’agosto 2024 aveva gestito la biglietteria dei siti, poi sostituita in via provvisoria dalla Fondazione Inda, assistita dagli avvocati Sebastiano Stefano Astuto e Vincenzo Minnella. I motivi di ricorso erano quattro; il Tar ne ha accolti due, ritenendo gli altri due inammissibili per difetto di lesività immediata.

Il primo nodo: l’importo a base d’asta

Il primo vizio accolto dai giudici riguarda la base di gara. Secondo il TAR, la Centrale Unica di Committenza ha calcolato l’importo a base d’asta facendo riferimento al solo aggio spettante al concessionario, anziché al fatturato totale atteso dalla gestione, come invece prescrive in modo esplicito l’art. 179 del Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 36/2023). Un errore non formale: sottostimare la base di gara significa, per il Collegio, rendere impossibile la formulazione di un’offerta seria ed economicamente sostenibile, perché i costi di gestione reali, parametrati sull’effettivo flusso di visitatori, risulterebbero sistematicamente sottovalutati.

Il secondo nodo: il software

Il secondo vizio è di natura tecnica ma non meno sostanziale. Il capitolato imponeva al futuro concessionario obblighi di interfaccia con il software di gestione della biglietteria e del controllo degli accessi, senza però specificare di quale programma si sarebbe dotata l’Amministrazione. Il TAR ha ritenuto che questa lacuna costringesse i concorrenti a formulare offerte “al buio”: se il software fosse open source il problema sarebbe irrilevante, ma un programma proprietario o obsoleto potrebbe comportare costi di integrazione tutt’altro che trascurabili. Le FAQ pubblicate in sede di gara, secondo i giudici, non avevano sanato il vizio perché si limitavano a descrivere le funzionalità del sistema, senza chiarire la natura della licenza.

La sentenza

La sentenza, pubblicata il 14 maggio 2026 e redatta dal primo referendario Daniele Profili, annulla gli atti impugnati, inclusa la determina a contrarre del 31 ottobre 2025,  e condanna in solido i due Assessorati regionali (Beni Culturali ed Economia-CUC) al pagamento di 5.000 euro di spese legali in favore di Aditus. Spese compensate con il Parco Archeologico, rimasto estraneo al giudizio.

Lo scenario

La Regione ora ha due strade: redigere un terzo bando correggendo i vizi indicati dal TAR, oppure impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa. Nel frattempo, il servizio di biglietteria dei siti siracusani resta affidato alla Fondazione Inda in regime provvisorio — dall’agosto 2024, dopo la decadenza del contratto con il raggruppamento The Key/Aditus — in attesa che la vicenda trovi una definizione stabile. Un’attesa che si prolunga da oltre un anno e mezzo, con un patrimonio archeologico tra i più visitati di Sicilia ancora privo di una governance strutturata.