La sesta sezione della cassazione ha annullato con rinvio ad altra sezione del tribunale di Palermo l’ordinanza emessa il 15 dicembre scorso dal gip Carmen Salustro, con la quale erano stati imposti gli arresti domiciliari a Marcello Gargano, di 64 anni, impiegato come operatore tecnico all’assistenza del Policlinico, essendo stato ritenuto uno dei componenti di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di diverse ipotesi di concussione e corruzione. Secondo la Procura, i titolari di alcuni ditte funebri avrebbero pagato delle “mazzette” per accelerare il rilascio delle salme dall’obitorio dell’ospedale universitario di via del Vespro, e per far ciò gli indagati avrebbero intascato delle somme di denaro, variabili tra i 50 e 100 euro a seconda del servizio espletato. In totale sarebbero stati accertati ben 49 casi di concussione e corruzione.

I giudici hanno accolto il ricorso proposto dall’avvocato Giovanni Castronovo, legale di Gargano, hanno annullato con rinvio il provvedimento cautelare, rimettendo la trattazione dell’intera vicenda dinnanzi ad altra sezione del Tribunale del riesame di Palermo.

L’avvocato Castronovo ha sollevato aspetti sia di natura tecnico-giuridica (ossia la mancata trasmissione entro 5 giorni, da parte del pubblico ministero al Riesame, degli interrogatori preventivi resi dai coindagati, all’assenza di esigenze cautelari per l’assenza del requisito dell’attualità, che legittimerebbe oggi un provvedimento restrittivo della libertà personale, a fronte di condotte poste in essere tra il gennaio e febbraio del 2024), che dubbi sulla sussistenza della gravità indiziaria, tanto con riferimento alla sussistenza della paventata associazione a delinquere, che in ordine alla configurabilità delle ipotesi di concussione e corruzione, trattandosi di mere regalie che erano soliti fare i titolari di imprese funebri ai dipendenti dell’obitorio del policlinico, i quali avevano il compito di supporto nelle vestizione delle salme, ma non quello di fare tutto ciò integralmente, svolgendo così una funzione non propria, che esulava dal loro incarico lavorativo”.

“E ciò intanto perché all’interno del Policlinico di Palermo – conclude il legale – mancava la figura del necroforo, soggetto abilitato al compito della vestizione delle salme (e quindi gli indagati, svolgendo mansioni diverse e superiori, colmavano quel vuoto esistente nella pianta organica) ed inoltre era inibito l’accesso all’obitorio ai piani sotterranei dell’obitorio, ragion per cui solo il personale del Policlinico era autorizzato a farvi accesso”.