“Il nostro aeroporto non è una merce di scambio”. Lo dice senza giri di parole Pina Alberghina, coordinatrice provinciale del MPA di Catania, che chiede una proroga immediata dei termini della manifestazione di interesse per l’acquisto della quota di maggioranza della SAC — in scadenza il 3 giugno — e pretende che la privatizzazione passi per un voto vincolante del Consiglio Comunale, con impegni scritti sulle opere di compensazione per la città, sui livelli occupazionali e sulle ricadute del miliardo di euro di investimenti previsto sul tessuto urbano catanese.

La rottura del Mpa

Il punto politico è dirompente. MPA è parte integrante della coalizione che sorregge il governo Schifani. Eppure è proprio dal partito autonomista che arriva il freno più netto a una procedura che lo stesso governo regionale ha accompagnato senza sollevare obiezioni pubbliche. Non è la prima volta: settimane fa era già stato Enzo Vinciullo, coordinatore MPA di Siracusa, a prendere le distanze, denunciando che la provincia aretusea — azionista SAC con il 12,13 per cento del capitale, più la quota nella Camera di Commercio del Sud Est Sicilia — non ha ottenuto un solo seggio nel nuovo Consiglio di Amministrazione. Socio senza rappresentanza, nella trattativa più importante degli ultimi decenni. Ora tocca al fronte catanese. Il MPA, in sostanza, sta costruendo una posizione critica trasversale sull’intera vicenda SAC, che mette Schifani in una posizione scomoda: non può ignorare le obiezioni di un alleato che parla a nome dei territori direttamente coinvolti, e non può nemmeno fermare un processo che il governo nazionale con il ministro Urso in testa, ha già benedetto come “il treno della storia”.

Le critiche in Commissione Trasporti

A rendere la situazione ancora più friabile è quanto emerso mercoledì in Commissione Trasporti all’ARS, dove il deputato MPA Santo Primavera ha depositato un’interrogazione parlamentare sollevando un’anomalia procedurale: i poteri formalmente attribuiti al CdA SAC risultano di fatto concentrati nelle mani dell’amministratore delegato Nico Torrisi.

Il rischio dei cartelli

In più, la procedura non prevede né una perizia indipendente sull’asset né una soglia minima di prezzo — aprendo la strada, secondo Primavera, a possibili cartelli al ribasso tra i pochi offerenti. Sulle stesse criticità strutturali si era mosso il senatore dem Antonio Nicita, con interrogazione al Governo, richiesta di audizioni nella Commissione bicamerale sull’insularità e segnalazione all’Antitrust: la Sicilia non ha alternative modali reali, chi controlla Fontanarossa controlla la porta d’ingresso all’isola, e cederla senza vincoli significa consegnarla a chi risponderà prima di tutto ai propri azionisti.

I potenziali acquirenti

Tra i potenziali acquirenti figurano ADQ, fondo sovrano di Abu Dhabi, e Aena, il colosso pubblico spagnolo che gestisce 56 aeroporti: nel secondo caso, i profitti generati dai passeggeri siciliani andrebbero a finanziare il sistema aeroportuale iberico. Il 3 giugno si avvicina. E dentro il centrodestra siciliano, sul dossier SAC, la coesione è tutt’altro che garantita.