PALERMO (ITALPRESS) – Gli agenti della Polizia di Stato hanno smantellato un’associazione specializzata nei furti d’auto, nel riciclaggio dei pezzi di ricambio e nelle estorsioni attraverso il cosiddetto “cavallo di ritorno”. I poliziotti del Commissariato Porta Nuova di Palermo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di nove persone. Il provvedimento è stato emesso dal gip presso il Tribunale di Palermo, su richiesta della locale Procura. Indagate altre 30 persone.

Le indagini traggono origine dal susseguirsi ininterrotto di furti di autovetture con successivo loro rinvenimento e restituzione all’avente titolo a distanza di pochi giorni, spesso in condizioni di compromessa integrità, volte ad alimentare il mercato nero dei pezzi di ricambio, utili per riparare altre vetture parzialmente o totalmente distrutte, in molti casi acquistate da officine a prezzi stracciati, così da realizzare un lauto guadagno. Gli investigatori dal 28 aprile 2024 al 28 febbraio 2025 hanno documentato 55 furti di veicoli per un giro d’affari che si aggira sui 2 milioni di euro. Le indagini hanno consentito di delineare i contorni di un solido gruppo criminale che, in considerazione del proprio modus operandi, si caratterizzava per un’unica cabina di regia e che contava su una base logistica situata al piano terra di uno stabile di Viale della Regione Siciliana, a Palermo, dove venivano custoditi i veicoli rubati, anche di grossa cilindrata, per essere successivamente smontati. All’interno dei locali sono stati inoltre trovati svariati apparecchi, quali inibitori di frequenze “jammer”, utilissimi per bypassare i gps installati sui mezzi asportati e dispositivi elettronici per avviare forzatamente le autovetture.

Le indagini hanno consentito di accertare che i furti di auto erano pianificati nei minimi particolari, dopo l’individuazione del veicolo da rubare, che doveva essere necessariamente parcheggiato sulla pubblica via, in zone sprovviste di sistemi di video-soveglianza ed approfittando delle ore notturne. Una volta rubato, il veicolo veniva parcheggiato in un “luogo sicuro” in attesa di essere trasferito presso il sito deputato allo smontaggio ed in attesa di “entrare in contatto” con il proprietario per la sua restituzione previo pagamento di un “riscatto”. I sodali inoltre potevano contare su moto e auto “staffetta” per raggiungere il luogo di custodia dei mezzi rubati e furgoni cabinati in grado di trasportare i pezzi di ricambio e disfarsi delle componenti non riciclate.

I mezzi rubati, non restituiti agli aventi titolo, successivamente venivano trasferiti presso il sito di Viale Regione Siciliana, durante il tragitto scortati da altri soggetti con compito di “staffetta” e da soggetti “apri-pista”, volti ad appurare l’assenza di eventuali unità operative delle forze dell’ordine che avrebbero potuto intercettarli, così da avviare celeri operazioni di smontaggio e successivo trasporto delle componenti meccaniche, di carrozzeria e plastiche. La filiera criminale individuata prevedeva l’attribuzione di compiti specifici, spesso plurimi, in relazione al programma del sodalizio: supervisori, addetti al furto, staffette, apri-pista, addetti allo smontaggio (con turni lavorativi anche di 15 ore consecutive) addetti alla rivendita. Complessivamente sono 30 le persone indagate in stato di libertà a vario titolo per concorso in furto, concorso in estorsione e ricettazione, in quest’ultimo caso in due occasioni intercettati dagli investigatori sulla pubblica via a bordo di mezzi ancora carichi dei pezzi di autovetture rubate. Nel corso dell’operazione sono state controllate anche 7 officine, di cui due poste sotto sequestro, una in zona corso Calatafimi ed una in zona Montegrappa, all’interno delle quali venivano rinvenute diverse componenti smontate dai veicoli rubati.

– foto da video Polizia di Stato –

(ITALPRESS).