La Banca Centrale Europea ha deciso il primo rialzo dei tassi di interesse dal settembre del 2023. Il tasso sui depositi, principale riferimento di politica monetaria dell’eurozona, sale di 25 punti base e raggiunge il 2,25%. Dietro la mossa c’è la guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz, che hanno generato una nuova fiammata inflazionistica in Europa. Per chi ha un mutuo a tasso variabile, la rata mensile è destinata a crescere tra i 15 e i 25 euro già nelle prossime settimane.
Perché la Bce ha deciso di alzare i tassi adesso
Il consiglio direttivo della BCE si era fermato al 2% nel giugno del 2025, livello mantenuto invariato per quasi un anno. L’escalation del conflitto in Medio Oriente ha cambiato i calcoli. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha innescato rincari sull’energia che si sono propagati all’intera struttura dei prezzi nell’eurozona, costringendo Francoforte a intervenire.
Nel comunicato diffuso al termine della riunione, il consiglio direttivo ha scritto: “Il Consiglio si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine”. E ancora: “Il conflitto in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche e la decisione di aumentare i tassi è solida rispetto a una serie di scenari che delineano come lo shock potrebbe evolvere e incidere sulle prospettive di medio termine per l’area dell’euro”.
Insieme al rialzo dei tassi, la BCE ha rivisto al rialzo le previsioni sull’inflazione e ridotto quelle sulla crescita economica dell’area euro. Un quadro che, nelle parole dell’istituto, giustifica la stretta anche in presenza di un’economia che rallenta.
Vale la pena ricordare il precedente: l’ultima volta che la BCE aveva aumentato i tassi, nel settembre del 2023, il tasso di riferimento era stato portato al 4%. Quel ciclo di rialzi era poi stato seguito da una fase di tagli progressivi, fino al 2% di giugno 2025. Adesso il ciclo si inverte di nuovo, anche se per ora di un solo quarto di punto.
Quanto pesa sulla rata del mutuo: i numeri del Codacons
A tradurre la decisione della Bce in euro mensili ci ha pensato il Codacons, che ha pubblicato le proprie stime sugli effetti del rialzo per le famiglie italiane con un mutuo a tasso variabile. Il mercato dei mutui in Italia vale oltre 400 miliardi di euro: non si tratta di un segmento marginale.
Secondo l’associazione dei consumatori, prendendo come riferimento la fascia più comune di finanziamento immobiliare (importo tra 125mila e 150mila euro, durata 25 anni), la rata mensile salirà tra i 15 e i 25 euro per effetto diretto del rialzo deciso oggi. Su base annua, la maggiore spesa per famiglia si colloca tra 180 e 300 euro.
Il Codacons ha poi inquadrato il dato nel contesto più ampio dei rincari già in corso: “Dopo alimentari, luce, gas, carburanti, l’effetto Iran, così come previsto dal Codacons, si abbatte anche sui mutui, portando ad un rialzo dei tassi che avrà inevitabili conseguenze sulle tasche dei cittadini”.
L’associazione ha anche precisato che “occorrerà attendere le prossime settimane per capire come il mercato risponderà al rialzo dei tassi”. Il meccanismo di trasmissione del rialzo BCE sulle rate effettive non è immediato: dipende dagli indici ai quali i singoli contratti sono agganciati (in genere Euribor a uno o tre mesi), che recepiscono le variazioni di politica monetaria con qualche settimana di ritardo.
Chi è esposto e chi no
Il rialzo dei tassi non colpisce allo stesso modo tutti i titolari di mutuo. Chi ha sottoscritto o rinegoziato un mutuo a tasso fisso non subirà variazioni sulla rata, indipendentemente da quanto decidono BCE e mercati. L’impatto riguarda esclusivamente i contratti a tasso variabile ancora attivi, che in Italia rappresentano una quota significativa del totale dei mutui erogati, soprattutto tra chi ha firmato nei periodi di tassi bassi e non ha ancora convertito.
Per chi si trova in questa situazione, il consiglio degli operatori del settore è di verificare le condizioni contrattuali del proprio finanziamento e, se del caso, valutare la surroga o la rinegoziazione verso un tasso fisso, prima che eventuali ulteriori rialzi rendano meno conveniente la conversione.






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